Alemanno: «Dobbiamo ricostruire il dialogo»

Gianni Alemanno, come previsto, è il nuovo presidente della Federazione romana di Alleanza nazionale con il 74,7 per cento dei voti. Ma il vascello dei «capitani coraggiosi» di Andrea Augello arriva in porto con un lusinghiero 25,3 per cento. Un risultato superiore ai consensi (oscillanti tra il 15 e il 20 per cento) di cui il senatore godeva sulla carta. È questo il responso elettorale del terzo congresso capitolino di An: degli 11.711 iscritti - su un totale di circa 40mila - che sabato si sono recati alle urne nei cinque seggi dislocati in tutta la città, 8.743 hanno votato per l’ex ministro e 2.968 per l’ex assessore regionale al Bilancio. Un dato, quello della partecipazione inferiore rispetto all’ultimo congresso quando però i seggi restarono aperti per due giorni.
Ieri mattina, al termine di uno spoglio durato fino alle 5, entrambi i candidati hanno commentato con due distinte conferenze stampa questo fondamentale passaggio per il futuro del partito. Alle 12, nella sede della federazione di via Po, il neopresidente - seduto tra il capogruppo capitolino Marco Marsilio e il suo predecessore Vincenzo Piso - ha concesso l’onore delle armi allo sfidante: «Il gruppo di Augello merita tutto il nostro rispetto. Nei loro confronti rilancio la mia proposta per costituire un “tavolo romano” che rappresenti tutte le componenti del partito». Poi spazio ai programmi, che strizzano l’occhio al «modello Sarkozy», mix di identità e cambiamento: «An - continua Alemanno - deve diventare il difensore civico di quella città invisibile che oggi è dimenticata dall’amministrazione Veltroni, rilanciando la struttura del partito sul territorio e collaborando con tutte le organizzazioni della società civile, dai comitati di quartiere fino all’imprenditoria diffusa». E il neopresidente non perde tempo: «Entro due settimane riuniremo tutto il partito in un approfondito seminario per definire la struttura organizzativa e la strategia che interpreti il documento politico uscito vincitore dal congresso e le cose positive presenti nel documento di Augello. In primavera ci sarà una conferenza programmatica cittadina in cui ci confronteremo con tutte le organizzazioni della società civile. La Federazione della Cdl non dovrà essere una sommatoria di apparati ma dovrà partire da un movimentismo di base fatto di iniziative come la “Marcia dei Valori” e la raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale».
Alle 11, qualche numero civico più avanti, negli uffici dell’europarlamentare Roberta Angelilli, era stato Augello (assieme alla stessa Angelilli, i consiglieri comunali Luca Malcotti e Enrico Cavallari e il consigliere provinciale Andrea Simonelli), il primo a commentare il responso delle urne: «È stata una sfida da cui il partito esce rafforzato. Ora spetta ad Alemanno fare una proposta per trovare una sintesi tra le due posizioni che non potrà non tenere conto del valore politico ottenuto dalla nostra mozione». E l’ipotesi del «tavolo romano» non sembra riscuotere successo: «È un genere di falegnameria politica che non mi interessa», spiega Augello che conferma infine come il voto sancisca che «la storica egemonia della destra sociale a Roma sia diventata egemonia culturale». «La nuova dicotomia - conclude il senatore - è quella tra il centralismo democratico finiano e i sostenitori della regionalizzazione del partito».