Alemanno fa il «notaio» per i candidati immigrati

Il commissario romano di An ieri al «Felt club» per autenticare le firme per i consiglieri aggiunti

Omar Sherif H. Rida

Metti una domenica pomeriggio e un ex ministro di An in visita a San Lorenzo (uno dei quartieri più «rossi» di Roma) per un’iniziativa in favore degli immigrati. Una situazione apparentemente da commedia degli equivoci, se non fosse che la scena di ieri doveva servire a prendere le distanze proprio da un equivoco che sembra ormai all’orizzonte: quello della strumentalizzazione politica delle elezioni per il rinnovo dei consiglieri comunali aggiunti, previste per il prossimo 10 dicembre. E così ecco il commissario della federazione romana di An, Gianni Alemanno, recarsi al «Felt Club» di via degli Ausoni, dove il Forum delle comunità straniere presieduto da Loretta Caponi aveva organizzato una raccolta delle firme per la presentazione delle candidature degli aspiranti consiglieri aggiunti in Campidoglio e nei municipi (che da oggi proseguirà nella sede di via Santa Croce in Gerusalemme).
Trenta autografi per candidarsi nelle ex circoscrizioni, cento per il Campidoglio: questo il quorum richiesto per un’operazione che necessita, per l’autenticazione, della presenza di almeno un consigliere comunale. E così, quando Gianni Alemanno intorno alle 16 si materializza, trova già alle prese con timbri, penna e documenti d’identità Luca Gramazio, un altro esponente di An in aula Giulio Cesare, assieme a Marco Daniele Clarke, consigliere municipale in XX. Cinque banchetti per cinque candidati, nomi che non si ricordano: la ghanese Ashie Koteika Ablah e il keniota Amani Mangi Bazel per l’Africa, il trentatreenne ecuadoriano in giacca e cravatta Pablo Hernandez per l’America, l’albanese Sitki Cerekja per l’Europa e Mumenul Islam, dal Bangladesh, per l’Asia. Intorno a loro persone di tante etnie diverse, a rappresentare le 27 comunità che compongono il Forum.
«Abbiamo invitato a partecipare - spiega Loretta Caponi - tutti i gruppi consiliari, ma solo An ha risposto positivamente». «Abbiamo accettato - le fa eco Alemanno - proprio in virtù del carattere apartitico del Forum. Siamo qui con l’idea che queste elezioni non debbano essere strumentalizzate politicamente, come il centrosinistra sta facendo, e per vigilare sulla correttezza delle operazioni. Gli immigrati regolari hanno diritto di eleggere i loro rappresentanti in Comune e nei municipi, oltre alla Consulta cittadina - nella quale entreranno i primi 30 non eletti per il Campidoglio - senza che questi si etichettino o vengano etichettati dai partiti: due pratiche fuorilegge e fuorvianti. Così come dobbiamo mantenere un atteggiamento rigido nei confronti dell'immigrazione clandestina».
A chi gli domanda se l’iniziativa non sia in contraddizione con quanto sostenuto durante l’ultima campagna elettorale - quando l’allora candidato sindaco del centrodestra dichiarò che sarebbe stato preferibile abolire la carica del consigliere aggiunto e rafforzare la Consulta -, Alemanno replica così: «Non c'è incoerenza tra le due posizioni. La prima era una volontà programmatica che traeva spunto da alcuni elementi oggettivi: un regolamento discutibile e debole senza il diritto di voto, la scarsa partecipazione degli attuali consiglieri in carica sulle grandi questioni. Ma attualmente il meccanismo è questo e dobbiamo impegnarci affinché funzioni al meglio. Ed è per questo che speriamo in un’alta affluenza dei 170mila aventi diritto, e che ci interesseremo anche ai programmi».
Quindi l’ex ministro dell'Agricoltura comincia il giro dei cinque banchetti e poi saluta dalla penombra del palco del «Felt Club», microfono alla mano, dietro di lui batteria e pianoforte, lì dove di solito si suona jazz: «La città è vicina a queste elezioni, che sono un modo per favorire la vostra integrazione. Non vi fate utilizzare da chi si presenta come amico per strumentalizzare il vostro voto. Roma da sempre è una realtà che accoglie tutti nel rispetto delle regole». Alemanno va via, per i cinque aspiranti consiglieri il sogno Campidoglio continua. Un cammino ancora lungo quello per l’integrazione, ma forse ieri, tra tavoli da biliardo, mescolarsi di idiomi e odore di cibi stranieri, un piccolo passo è stato compiuto.