Alemanno: «Meno corse, più qualità»

Alberto Cagnato

Non c’è pace per l’ippica italiana, dilaniata da tanti «nodi» che vengono al pettine tutti in una volta. Dal taglio del 9% del montepremi, alla diminuzione delle scommesse ordinarie (5%) e addirittura del 14% per la Tris che portano il «buco» complessivo ad una settantina di milioni di euro. Per non parlare della serrata delle agenzie e della contestata decisione dell’Unire di tenere chiusi gli ippodromi nella stessa giornata di protesta dei concessionari. E domani all’Unire è prevista una riunione plenaria di tutte le categorie ippiche che potrebbe anche portare allo sciopero. Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole da cui dipende l’ippica di casa nostra, dopo aver commissariato l’Unire, ha in mente soluzioni drastiche per far uscire il settore dalla crisi. In questa intervista il ministro spiega la sua «rivoluzione copernicana» che dovrebbe cambiare il mondo del cavallo da corsa.
«L’ippica italiana - afferma il ministro - sta attraversando un periodo di criticità dovuto principalmente a scelte del passato assolutamente sbagliate. Negli ultimi anni l’espansione dei costi relativi al comparto corse (montepremi, finanziamento ippodromi, provvidenze, ecc) non è stata supportata da un proporzionale incremento dei flussi delle scommesse e ciò ha determinato un evidente squilibrio economico del sistema che si sta faticosamente cercando di risanare, anche attraverso l’individuazione delle soluzioni tecniche più appropriate per lo sviluppo del settore ed il riesame dei prodotti ippici da offrire agli scommettitori. Il Consiglio di amministrazione ed il presidente Antonio Matarrese erano a conoscenza della grave situazione economica dell’ente e proprio in considerazione del trend negativo registrato nei primi mesi del 2005, avrebbero dovuto proseguire con maggiore determinazione l’azione di riequilibrio tecnico-economico intrapresa. Invece si è operato creando illusioni tra le categorie e pretendendo di scaricare sul bilancio del Ministero oneri insostenibili. Da qui l’inevitabile commissariamento. Per l’anno 2005 dobbiamo contenere il taglio del montepremi nei limiti del 9%, sostenendo l’Unire con un contributo ministeriale straordinario, ma bisogna acquisire consapevolezza della necessità di una riduzione del numero delle corse e quindi del numero dei cavalli, anche con idonei progetti di enucleazione, nonché del numero degli ippodromi in cui svolgere corse destinate al circuito televisivo per il mercato delle scommesse».
Come intende salvaguardare gli interessi dell’ippica dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato? Le nuove scommesse Quartè e Quintè stanno tardando troppo ad arrivare...
«Con l’Aams si sta portando avanti un’intensa collaborazione e auspichiamo che al più presto sia lanciato sul mercato il nuovo bouquet dei prodotti ippici che comprenderà la Tris, il Quartè, il Quintè, il nuovo Totip e un’ulteriore nuova scommessa. In tale prospettiva sono stati già raggiunti degli accordi. Obiettivo principale è rendere realmente competitivi questi prodotti».
Quali sono le priorità assolute per uscire dalla crisi?
«Dopo aver portato a termine il processo di stabilizzazione dell’organizzazione dell’Unire, occorrerà effettuare interventi strutturali che sappiano coniugare l’interesse tecnico ippico con un equilibrato rapporto economico e di marketing, al fine di consentire all’Ente di riacquistare la sua naturale autonomia economica senza ricorrere ad interventi contributivi straordinari. Pertanto dovrà essere elaborata una pianificazione degli interventi sugli allevamenti, mirata al miglioramento della qualità e alla riduzione del numero dei prodotti nati. Inoltre, si dovrà intervenire sugli ippodromi per definire gli impianti tecnicamente idonei ad esaltare le prestazioni sportive dei cavalli e quindi ad attrarre l’interesse dello scommettitore, distinguendoli da quelli più propriamente promozionali, di carattere locale».
Nelle ultime settimane Rakti ha dominato a tempo record in Inghilterra e Altieri ha surclassato gli stranieri a Roma: segno evidente che i cavalli «made in Italy» sono competitivi al massimo livello continentale. Ma se si riducono le risorse finanziarie, in futuro sarà sempre più difficile battersi contro gli stranieri. Cosa si sente di dire agli allevatori italiani?
«Ho immediatamente riunito il collegio dei commissari che oggi guidano l’Unire e ho chiesto come primo atto della loro gestione la ridefinizione di un programma di ristrutturazione e sviluppo da discutere con le categorie. L’intendimento è di salvaguardare gli interessi dell’allevamento italiano e di tutte le categorie che ne alimentano l’attività come i proprietari, gli allenatori e più in generale tutti gli operatori ippici».