Alemanno: «Sinistra in tilt così si spreca una risorsa»

da Roma

Un «cortocircuito», una sorta di pasticcio elaborato dalla maggioranza di centrosinistra. L’ex ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno (An), considera la trasformazione definitiva dei consorzi agrari in cooperative un classico esempio di eterogenesi dei fini. Un provvedimento che avrebbe dovuto sbloccare una vexata quaestio del mondo agricolo restituendo questi enti al libero mercato si è trasformato in una proliferazione del pianeta-Coop. Il problema vero, invece, resta irrisolto: garantire ai consorzi la loro specificità e il loro ruolo senza vanificare i risultati raggiunti in anni e anni di interventismo statale.
Onorevole Alemanno, che cosa pensa dell’equiparazione definitiva tra consorzi agrari e cooperative?
«Secondo me si è trattato di un cortocircuito. Bisognava eliminare le caratteristiche stataliste, ma in questo modo si è tolta la specificità dei consorzi agrari mettendoli in una normale logica di mercato. Si rischia di perdere una risorsa. E nel voler dar loro autonomia si facilita, invece, un riassorbimento nel sistema cooperativo».
Potrebbe essere un vantaggio per le Coop?
«Non credo che al sistema delle cooperative convenga tanto. Io ho parlato con alcuni loro esponenti e non hanno esternato entusiasmo. Si è sottovalutata la specificità dei consorzi agrari ai quali doveva essere riconosciuta una propria autonomia sotto la vigilanza del ministero delle Politiche agricole».
Bisogna inoltre considerare i problemi della ex Federconsorzi.
«Sono debiti che risalgono a parecchi anni fa e rimangono una patata bollente. In questo modo, invece, si fanno pagare ai consorzi responsabilità che non hanno e che derivano da un’intromissione della politica».
Secondo lei, quale sarebbe stata la soluzione migliore?
«Potrebbero restare cooperative in regime speciale in modo da assolvere alla funzione di calmierare i prezzi agricoli. In questo modo assolverebbero a un vero principio mutualistico».
L’opposizione di centrodestra che cosa farà?
«Ci atterremo al normale dibattito parlamentare. Si tratta di fare un confronto con il mondo agricolo e inserire da qui alla Finanziaria elementi migliorativi per la disciplina del settore. Dopo che sono stati destinati tanti soldi pubblici all’agricoltura, qualcosa di più si può fare».
A proposito, la legge «spacchettamento» ha rafforzato il ruolo del ministero delle Politiche agricole assegnandogli ulteriori competenze come quella sulle politiche per l’industria alimentare.
«Siamo in linea di principio favorevoli, ma si tratta di una cornice che non ha nessun contenuto all’interno. È un’aspettativa programmatica che rimarrà inapplicata perché priva di concretezza e di specificità».