Alessandra ritorna: "Ora basta litigare"

da Roma

«Alessandra, sei sexy pure con la camicia rossa!». E lei di rimando: «Il rosso mi piace, mi sta bene e porta via pure il malocchio. Io sono rossa nel cuore e nera nella testa. E poi bisogna sdoganarli ’sti colori». È tra i primi ad arrivare al rendez-vous di Piazza della Repubblica, Alessandra Mussolini. E il suo arrivo non passa certo inosservato. Immediatamente la pasionaria di Azione Sociale, pantalone e cappelletto nero e sgargiante camicia rossa con procace scollatura, diventa la star del corteo, il figliol prodigo vezzeggiato da tutti, la vecchia amica riaccolta tra mille feste e un tripudio di battute da un popolo da cui un litigio lungo quattro anni l’ha separata.
L’appuntamento per lei non è certo di quelli di routine. Al cronista in mattinata confessa di essere «emozionata come non mi capitava da tempo. È come un primo giorno di scuola: è proprio vero che gli esami non finiscono mai». Ma per rompere il ghiaccio basta poco. Maurizio Gasparri viene subito ad accoglierla e la porta nelle prime file, davanti al serpentone di folla, tra quelli che un tempo si chiamavano i «colonnelli». «Onorevole, e le antiche ruggini?» azzardano i giornalisti. E lei: «Ma quali ruggini! Guardate che fiori ’sti ragazzi», dice indicando Gianni Alemanno e Adolfo Urso. La parlamentare europea scherza con tutti, accetta di buon grado le foto con i militanti, il bagno di folla congeniale al suo carattere scoppiettante, gli autografi sui tricolori. E si accende ancora di più quando si avvicina un gruppo di napoletani che la invita a «candidarsi al Comune di Napoli e a cacciarci Bassolino e i suoi rifiuti». Poi l’organizzazione dà il via alla marcia. E sotto le bandiere della sua Azione Sociale, lei si impadronisce svelta della testa del corteo. Per qualche centinaio di metri è lei a guidare, applauditissima, nella confusione generale e nello sventolio di bandiere. Ma Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri se ne accorgono, vanno a parlottare, le chiedono di fare qualche passo indietro. Così Alessandra viene «retrocessa» ma resta fieramente in capo al lungo serpentone che da piazza Indipendenza sta per raggiungere il Colosseo. Si ferma solo un minuto a Via Cavour quando i militanti intonano l’inno d’Italia e lei lo canta a squarciagola, senza saltare una strofa.
In molti le urlano di tornare dentro An. Ma la leader di Alternativa Sociale replica che bisogna pensare in grande. «Sono proiettata verso una nuova avventura: la federazione del centrodestra. Io voglio unire Fini e Berlusconi, la gente ci chiede questo, non dobbiamo più litigare». Insomma, niente «scurdammoce o’ passato» ma piuttosto guardiamo insieme al futuro. «Ho parlato più volte con Fini. Con An ho avuto un rapporto di odio e di amore, mai di indifferenza». Sulla scelta di Francesco Storace, invece, usa parole forti: «Quello è inguaiato. Lui distrugge e io costruisco. Per colpa del suo voto al Senato il governo non è caduto e ora la gente di destra lo odia». E la Brambilla? «La Brambilla è brava. Ma perché se ci sono due donne devono per forza essere nemiche? Perché nessuno si chiede lo stesso di Fini e Casini? Comunque se porta acqua al fiume del centrodestra è la benvenuta».