Alessandrino, dopo un anno la «buca-killer» è ancora lì

Alessia Marani

A più di un anno di distanza, la buca killer che avrebbe provocato la morte di Daniele Mollicone, 19 anni, è ancora là: sbarrata dalle transenne, segnalata da un cartello di «lavori in corso», circondata dai fiori e dalle scritte che parenti e amici dello scooterista defunto continuano a lasciare in suo ricordo sul posto. Nonostante le richieste della famiglia. Nonostante la speciale «campagna d’estate» annunciata dal Comune per gli interventi straordinari su asfalto e segnaletiche. Tutto resta come un anno fa. È un piccolo «cimitero» on the road, ormai, quel tratto «maledetto» di via Bonafede, strada d’ingresso all’Ipercoop Casilino. Dove la sera del 30 giugno 2004, poco prima delle otto, lo scooter Atlantic 150 di Daniele perde improvvisamente il controllo fino a schiantarsi contro una Fiat Tempra che procede in senso contrario. Il ragazzo, trasportato d’urgenza al Policlino Casilino, morirà dopo 5 giorni di coma. «Mio fratello - racconta Alessia, la sorella maggiore - andava piano, come hanno appurato i periti. Ma quell’avvallamento micidiale non gli ha dato scampo. Ogni volta che passo di lì e vedo ancora che nessuno ha fatto nulla per rimuoverlo, mi si gela il sangue. Come mi fa rabbia pensare che nessuno tra vigili urbani e tecnici comunali che pure passano di lì in continuazione, abbia fatto niente per fare riparare il manto stradale prima che mio fratello morisse». Mamma Anna Laura e Alessia mostrano sul tavolo della sala da pranzo della loro casa del Quarticciolo dove vive anche l’altro fratello di Daniele, Simone, le foto del ragazzo: «Vede? - dice la madre -. Qui Daniele ancora adolescente tiene in mano il trofeo di calcio che aveva vinto a Rimini. Adorava il pallone. Alessia che ha 3 anni di più lo accompagnava ovunque, ai campi della Major, alla Libertas Centocelle, a Villa Gordiani. Anche a scuola andava bene. Stava finendo l’ultimo anno all’istituto Tecnico “Giorgi”. I professori ci hanno consegnato il suo diploma col massimo dei voti». L’immagine più recente di Daniele è al mare di Ostia, in costume. «Era la sua foto preferita - racconta la sorella - gliel’aveva scattata un mio amico fotografo dieci giorni prima dell’incidente. Qui tutti volevano un gran bene a Daniele, allegro e riservato allo stesso tempo. Come poteva, finita scuola, correva al ristorante di famiglia, “l’Isola perduta” a dare una mano».
«Se fossimo aquile ti porteremmo sulle ali; se fossimo giganti ti porteremmo sulle spalle; ma siamo i tuoi amici e ti portiamo nel cuore», dice uno degli striscioni appesi sul muro che corre lungo via Bonafede. «La polizia - dicono gli amici del muretto di piazzale Alessandrino, all’ex Villa Adele - ce ne ha fatti togliere alcuni. Gli striscioni danno fastidio, invece la buca resta là». «Anche la sera di quel tragico 30 giugno - dicono Boris, Simone e Daniele, di 16 e 17 anni - “Molli”, come lo chiamavamo, era qua con noi. Poi si è allontanato per andare a fare una commissione alla Coop. Quei giorni di coma sono stati tremendi. Il padre, Antonio, ancora fa fatica a riprendersi». «A oggi - conclude Alessia - dell’inchiesta non sappiamo nulla. La strada, privata, realizzata in tutta fretta e con materiale scadente, era in attesa d’acquisizione da parte del Comune. Ma della sicurezza di migliaia di scooteristi e automobilisti che passano di lì ogni giorno, non interessa a nessuno. Neanche dopo la morte di un ragazzo meraviglioso».