Alessi libero dopo due condanne Castelli ora muove gli ispettori

Il legale della minore violentata: «Esemplare il lavoro dei giudici»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Se... se... se... Forse la morte del piccolo Tommy poteva anche essere evitata. Se la legge avesse fatto il suo corso in tempi celeri, se Alessi fosse rimasto in carcere dopo ben due condanne per aver violentato, una ragazza e averla perseguitata in seguito, se il giudice non fosse stato costretto a mandarlo al confino, fuori dalla Sicilia, visto che in attesa della sentenza definitiva della Cassazione erano scaduti i tempi per la carcerazione preventiva. La sentenza della Corte dovrebbe arrivare a giugno. Dopo otto anni. Il procedere della giustizia mostra ancora una volta tutti i suoi limiti di fronte all’assurdità di un uomo violento, considerato tale non solo dal contesto sociale nel quale viveva ma anche da due sentenze che lo condannavano a sei anni per stupro, che circolava tranquillamente. È per questo che il ministro della Giustizia Roberto Castelli intende far luce su tutta la storia. Vuole capire come sia potuta succedere questa ennesima tragedia nella quale ha certamente colpa la giustizia al rallentatore. Saranno gli ispettori di Largo Arenula ad accertare come mai uno degli assassini di Tommy, Mario Alessi, nonostante la condanna a sei anni di reclusione è stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare e trasferito in provincia di Parma solo con l'obbligo di dimora. E una delle richieste del ministro è proprio quella di capire perché l'uomo, nonostante fosse stato condannato in primo grado e in appello per lo stupro di una 16enne, fosse sottoposto soltanto ad un obbligo di dimora. Nessun controllo, nessuna condizione.
Non è d’accordo con la decisione del ministro il legale della ragazza che nel 2000 venne violentata: «Una ispezione ministeriale? Incomprensibile. I giudici di Agrigento hanno fatto un lavoro esemplare. Andrebbero premiati», afferma Giuseppe Sciarrotta, legale di parte civile della ragazza di San Biagio Platani. Scettici i responsabili sindacali degli impiegati dei Ministeri: «Mandare gli ispettori per indagare sulla scarcerazione di Mario Alessi per decorrenza dei termini di custodia cautelare, può essere un atto dovuto ma di sicuro non risolve, né eviterà futuri fatti analoghi visto che poi lo stesso ministro si vanta di aver fatto risparmiare soldi allo Stato tagliando 2.500 posti in organico alla Giustizia». Lo sostiene il segretario nazionale della Ugl Ministeri, Paola Saraceni. «Si sta smantellando la giustizia e la sua struttura organizzativa - denuncia la Ugl -. Le carenze organiche sono superiori al 30% e i dipendenti hanno carichi di lavoro moltiplicati per tre». Per questo continua la sindacalista «se il ministro Castelli continua a risparmiare non meravigliamoci se si creano quelle condizioni per cui chi dovrebbe stare in galera si ritrova fuori a far danni». D’accordo con l’ispezione è invece il Sap, sindacato di polizia: «Se il binomio giustizia sicurezza si fosse realizzato, la morte del piccolo Onofri si sarebbe potuta evitare», afferma il segretario nazionale Gianni Tonelli. «Certezza della pena» solo questa la risposta che, secondo Gianfranco Fini, può dare la politica di fronte allo sdegno suscitato dall'assassinio di Tommaso. Ed è contro l’«eccesso di garantismo» della sinistra che il ministro Castelli si scaglia nel corso di Porta a Porta con Fausto Bertinotti, Prc: «Questo delitto ci riporta alla mentalità troppo garantista della magistratura: bisogna uscire dalla cultura garantista di sinistra che continua a parlare di amnistia, indulto e misure alternative».