«Alessi voleva comunque intascare il riscatto»

Andrea Acquarone

nostro inviato a Parma

Tommy non c'è più, ma la sua tragedia non è finita. Le trame del suo destino atroce restano ancora tutte da scoprire. Da dietro le sbarre del carcere di Parma, isolati in celle di massima sicurezza, Mario Alessi, la sua compagna Antonella Conserva, 33 anni, e il loro complice Salvatore Raimondi, continuano a raccontare storie diverse. Raccontando però, che nelle fasi di progetto del rapimento, pensarono di rapire anche la mamma del piccino, Paola Pellinghelli. Poi l'impresa risultò troppo complicata. Tra menzogne e mezze verità, investigatori e magistrati sembrano convinti che il meno bugiardo sia Raimondi. Si cercano riscontri oggettivi e da domani, i magistrati della Dda di Bologna ricominceranno con gli interrogatori. Si riparte dall'amico dei banditi ancora libero, quel Pasquale Barbera, il capomastro di casa Onofri, accusato di favoreggiamento.
Intanto emergono nuovi, raccapriccianti particolari sugli ultimi minuti di vita di Tommaso. Resta ancora da chiarire come sia stato ucciso. La ferita nella zona occipitale del cranio accrediterebbe la tesi del colpo di badile, nella fattispecie una piccola vanga del tipo di quelle usate per il giardinaggio. I poliziotti della scientifica ne hanno trovate addirittura due vicino al cadavere del bimbo. Che però, almeno secondo il gip di Parma, potrebbe addirittura essere stato soffocato e finito a calci. Un orrore senza limiti. Inspiegabile. Raimondi, nel proclamarsi estraneo al delitto punta l'indice contro Alessi. «Ha ucciso il bambino perché era troppo rischioso tenerlo prigioniero nel casale di Selva di Citerna». Alessi rimbalza l'accusa: «No, è stato lui». La bieca ferocia del muratore siciliano non si sarebbe fermata a questo punto. Nonostante l'ostaggio fosse stato assassinato fin dall'inizio lui voleva incassare il riscatto. «Adesso lasciare sarebbe da idioti» avrebbe detto al complice. Che gli rispose: «Adesso continuare sarebbe da idioti». «La spiegazione che offre Raimondi - si legge ancora nell'ordinanza del gip Mammone - appare più plausibile e congruente con la sua logica». Il procuratore di Parma Pietro Erede, a dispetto delle fughe di notizie che non fanno certo bene alle sue indagini, sembra soddisfatto: «L'ordinanza del gip conferma la nostra impostazione accusatoria che ne esce solida». L'Italia spera di arrivare ad una verità.