Alessia, la Pupona anti-Pellegrini tutta argento, acqua e sapone

Filippi seconda negli 800 stile libero, "come un sughero sull’acqua", è andata a conquistare la
sua medaglia: argento vivo come il fuoco che l’ha divorata in questi
anni di caccia al suo angolo di gloria: "Ora lo scudetto alla Roma"

nostro inviato a Pechino
«Come un sughero sull’acqua», Alessia Filippi è andata a conquistare la sua medaglia: argento vivo come il fuoco che l’ha divorata in questi anni di caccia al suo angolo di gloria. Ottocento metri sono la distanza delle grandi fatiche del nuoto. Ci sta provando da poco, questa era la quarta gara, ma finora sono stati record e successi. «Eppure la cosa più bella è stata vedere quel 2 accanto al mio nome», ha detto lei mostrando l’altra faccia (delle medaglie) del nostro nuoto femminile: lunga e leggera, soave e meno ingombrante di Federica. Alessia galleggia facile come un sughero, dice il suo tecnico Cesare Burini, ecco perché fila così veloce. È leggera anche nelle parole, sebbene qualche volta nasconda i sentimenti dietro un’improbabile cortina di fatalismo.
Madre natura ha regalato due regine meravigliosamente antitetiche, impossibile confonderle, se non per gli sbadatoni col microfono in mano che una volta dicono Flavia Filippi ed un’altra Federica Filippi. E lei a dire: «Io sono Alessia!». Ma se Federica, quella reale, è così imponente, non solo per questioni di fisico, vago sex symbol, eterna ragazza dai tacchi a spillo, questa dice di non avere il fidanzato, cerca l’estetista come l’amico che ti salva dagli imbarazzi, ha sempre desiderato mettere a posto denti che le piacciono poco e punta tutto sul profilo acqua e sapone, casereccio–romanesco. «Mi dicono che sono simpatica e l’accetto. Mi dicono che sono genuina ed è un bel complimento». Quell’altra si lascia chiamare «diva», questa è per tutti la Pupona. Totti le ha regalato la sua maglia numero 10 portafortuna. Ieri era divisa a metà fra la maglia del campione e la bandiera d’Italia sulle spalle, la commozione e l’emozione sul podio, la voglia di ringraziare il Pupone che le aveva spedito gli auguri, ricambiando con battuta scontata: «Manca solo che la Roma vinca lo scudetto». Si tatuerà «Roma forever» sulla pelle, prima di portare a Trigoria la medaglia d’argento. Richiesta di Totti, insieme ai complimenti.
Gli auguri erano incitamento necessario: Rebecca Adlington, siluro inglese che taglia l’acqua con il naso lungo, ha preso a filare a ritmo da record del mondo puntualmente raggiunto (8’14”10). Quello degli 800 era il primato più longevo, lo teneva l’americana Janet Evand dal 1989: sgretolato. La Filippi è partita stando nelle retrovie, ma da metà gara si è fatta largo per chiudere con il record italiano (8’20”23): ha migliorato se stessa di 47 centesimi. Un dolce che non scaccia i tempi duri. «Un anno difficile, molti mi hanno dato addosso per i cambi di vita. Un successo dedicato a me stessa». Uscita dalla Guardia di Finanza si è affidata a una società romana, comprata la casa e l’auto e ora sta già pensando alle nuove sfide. Lei e la Pellegrini rivali su tutti i fronti, per la goduria dello sport più che del gossip. «Mi darò allo stile libero, basta misti. La rivalità c’è, anche se ci conosciamo bene». Novella Calligaris le ha sussurrato cose bellissime. Mamma, papà e fratello stavano in tribuna. Tutto molto familiare.
Il vero timore, però, sta fuori della piscina. Alessia parla spesso di quelli del doping. «I controlli incrociati non bastano. Ci vorrà tempo, i dopati ci sono come in tutti gli sport». Impensabile per il suo carburante acqua e sapone. Ma pure impensabile questa Italia che non sa riconoscere i campioni. Un giorno disse che le sarebbe piaciuto fare un calendario. Un po’ per vanità. «Sono vanitosa come tutte le donne». Un po’ per la voglia di uscire dal guscio. Un po’ per lanciare un messaggio che oggi propone: «È assurdo vedere queste ragazze che vanno in Tv e diventano famose sul niente. Incredibile che siano più riconosciute loro, che vanno a “Uomini e donne”, e non chi lotta come noi per essere campioni. La mentalità in Italia è sottoterra». Il calendario l’ha fatto la pallavolista Piccinini («Almeno è una sportiva»). Lei è stata testimonial di Valentino («Spero ci siano altre ocasioni»). Il nuoto è la vita, il resto è desiderio. L’ultimo dice: Arrivederci Roma. L’anno prossimo ci saranno i mondiali nella sua città. «E io, romana, vorrei vincere una medaglia. Poi potrei smettere». Colpo di scena? No, voglia da femme… burlona.