Alex, che zampata sulla rissa sudamericana

Del Piero può scrivere un trattato sul valore dei cambi nel calcio

Oscar Eleni

da Milano

Cercare un regolamento sull’erba sintetica per placare la sete di chi non ha capito subito perché il viandante Adriano ringraziava a torto i suoi santi. Gli stessi che non gli avevano svegliato i sensi nella notte dove l’Inter ha fatto di tutto per evitare la terza sepoltura del campionato, quello morto lontano da San Siro.
L’amico iconoclasta giocando sull’aforisma blasfemo cerca di non farti sentire il freddo spiegando che Inter e Juventus non si possono giudicare dal loro primo tempo, perché magari stanno soltanto scherzando. Cattiveria molto simile a quella di chi si sente lontano dal Meazza, infelice per non essere rimasto sotto il fuoco olimpico, come magari sarebbe piaciuto a Del Piero, allo stesso Capello. Scegli Veron per la garra, quella grinta speciale dell’uomo che sa allargare il campo e lo azzoppano.
Scegli la panoramica sulla fantasia del tifo e scopri che le curve si mandano messaggi da sospensione immediata, sfide, lame, ma li consideriamo sempre ragazzi anche se le minacce sono cattive. Ti portano via la mostarda dal panino, ma non il fumogeno, anche quello al peperoncino che prima condisce il verde pisello di Buffon, ma ad affumicarlo sono i suoi, poi Julio Cesar. Metti le mani in tasca, ma sono pugni per far capire che non capiamo se davvero sia uno scherzo questo faccia a faccia di gente nobile.
Cerchi qualcosa per andare avanti, certo Emerson contro Veron sarebbe stato bellissimo. Due facce che raccontano storie, occhi diversi, tigri diverse, ma occhi che dicono spesso quello che non viene fuori in un discorso articolato. Il puma, il suo acciaio, il suo velluto. Gli vai dietro perché si fa una fatica bestiale a capire su quale isola sia Adriano, perché ci metti un bel po’ a comprendere tutti i messaggi dello Zlatan Ibrahimovic che gironzola, che su quel verde ricama, che in quell’aria elettrica cerca il colpo ad effetto. Non viene fuori nulla dai cilindri del Capello che ha voglia di morsicare qualche cranio, del Mancini che ha voglia di tutto pur di non farla passare liscia a quei prepotenti dell’altra parte. Trombe e tamburi, suoni di corno per capire se Camoranesi, padrino fintamente neutro nello scontro Brasile-Argentina dove s’infila con furore anche Kily Gonzalez, ha capito davvero tutto quando scappa a Burdisso e mette in mezzo la palla per la terza sepoltura del campionato ti rendi conto che non esiste logica. Ibrahimovic però è così contento per essere tornato al gol che dimentica di essere in zona militarizzata del campo, si distrae, sembra voler dare ascolto a don Fabio, gira la schiena e si trova Samuel con gli artigli che sono pronti a lasciargli comunque un ricordo.
Si teme che la voglia di vendetta sommaria di chi sta perdendo ed inseguendo rovini tutto. Samuel lo manda fuori, pareggia il suo gol, ma nello stesso tempo spalanca la porta al gatto diabolico, l’Alessandro Del Piero che sta scrivendo un nuovo trattato sull’utilizzazione dei cambi a salire anche nel calcio come avviene in altri sport. Del Piero il gatto, faccia da faraone, principe di ogni piramide da dove si può guardare il mondo, le oasi della felicità, la porta di un avversario che commette l’errore di regalargli la piazzola delle delizie. Del Piero più di altri contribuisce a seppellire per la terza volta il campionato che la Juventus sembrava aver ucciso dopo il filotto iniziale, rianimandolo, ma soltanto per spostarlo quando si offrì all’unica serata veramente diabolica del Milan. Ora c’è questa partita con l’Inter che vola via seguendo una danza. La notte del calcio a due non compreso, del regolamento invaso, del palo del Chino Recoba che diventa rimpianto per i pochi minuti che gli hanno dato, delle mani in faccia in una caccia sudamericana dove s’infilano anche quelli che dovrebbero stare lontano. Del Piero e il suo tocco delicato, la sua lama di Toledo, quell’essere padrone di tutto fingendo di non avere nulla su cui comandare. Lui una spanna sopra la sabbia, l’erba, il vittimismo, padrone del gioco e del suo destino. Anche se era uno scherzo, ha fatto bene a dire che se non lo portano al mondiale potrebbe mangiarsi le gomme dell’automobile di Lippi. Circolo Juventus intorno al capitano, lucidandogli le scarpe. La terza sepoltura del campionato è completata.