Alex: "Io, dalla panchina a capitano"

Il capitano juventino alla vigilia della partita decisiva per l'Europeo azzurro indossa i panni di salvatore della patria: "Non è una rivincita, mi prendo la responsabilità"

Zurigo - Cose che capitano solo a uno che si chiama Alessandro Del Piero: «Son passato dall’essere quasi fuori dall’europeo a capitano e titolare della sfida decisiva». Discusso, sempre discusso in azzurro, mai nella Juve, portato a Baden sull’onda dei suoi 21 squilli di tromba, messo dietro Di Natale ed eccolo qui, appena la patria chiama e il pericolo di una eliminazione clamorosa si fa strada, avanzare, petto in fuori contro la Romania tignosa. «Eppure lo giuro, non la vivo come una rivincita» garantisce dall’alto di una esperienza ventennale e bisogna credergli sulla parola. Perché a 34 anni, con un figlio che adora, e un anno alle spalle semplicemente strepitoso, si può anche non cedere alla tentazione del rancore. «Io le responsabilità me le sento tutte» assicura Alex che vuol dire una sola cosa. Sono pronto ad aprire l’ombrello per mettere tutti al riparo, compreso Donadoni il Ct col quale ha un conto da saldare. Non ha ancora segnato un gol con la sua Italia. Dovesse colmare la lacuna stasera raggiungerebbe Gigi Riva nella classifica dei sigilli europei della fase finale (quota 10) oltre che avvicinare Paolo Maldini nel conteggio delle presenze, 12 contro 13. «Se sono qui è perché viene rispettata la realtà degli ultimi mesi - sintetizza -. Ci giochiamo tutto, non ci sono alternative. Spero che il mio faro resti acceso». Prima di passare la parola a Buffon, il sodale che gli cede la fascia di capitano dopo il chiarimento con Donadoni. Non gradite dal Ct le scuse ai tifosi dopo lo 0 a 3 di Berna. Il portierone conferma: «Capisco la sua posizione, rispetto la sua idea». Nel suo blog compare una tirata d’orecchie a Cassano per una battuta infelice del barese durante il viaggio di ritorno da Berna a Vienna. L’ultima cassanata?