Alfa Romeo in Usa, se ne riparlerà nel 2010

Possibile un accordo con le reti di Jaguar e Land Rover (Tata)

nostro inviato a New York

Potrebbe subire un ritardo di un anno, quindi avvenire nel 2010, il ritorno del marchio Alfa Romeo in Usa. Lo slittamento, sempre se confermato, sarebbe motivato dalla mancata definizione, al momento, della rete di distribuzione delle vetture italiane. Il possibile rallentamento, per cause di forza maggiore, dei piani di Fiat Group Automobiles negli Usa mette comunque a nudo le difficoltà del Lingotto a concretizzare parte dei progetti di espansione annunciati, Cina su tutti. Già in passato, all’epoca di Daniele Bandiera a capo di Alfa Romeo, era stato «congelato» il lancio Oltreoceano del Biscione. Nei prossimi giorni, in concomitanza con l’apertura del North American auto show di Detroit, un team di manager dell’Alfa dovrebbe iniziare a percorrere in lungo e in largo gli Usa per mettere i tasselli del programma di lancio. Il tempo minimo per approntare un piano del genere è comunque di almeno 18 mesi. Mercedes, ad esempio, per trattare lo sbarco di Smart in Usa, ha impiegato tre anni e ora può partire grazie al sostegno assicurato dalla rete distributiva Penske. E mentre in casa Fiat (più 3,5% a 16,77 euro ieri in Borsa) si riflette su che cosa fare (a vendere le Alfa in Usa potrebbero essere le reti Jaguar e Land Rover, ma solo dopo essere finite nel carniere di Tata, socio Fiat), è arrivato l’annuncio del primo accordo tra due costruttori nel 2008. A sparare il colpo, alla vigilia di Detroit, è una delle ritrovate Big three, quella Chrysler che da alcuni mesi si è liberata della morsa dei tedeschi di Daimler, e la giapponese Nissan. Le due case hanno raggiunto un’intesa sulla produzione di «small car», le piccole auto il cui sviluppo è in ascesa in tutto il mondo e che nel Sol Levante hanno la loro culla naturale. L’accordo, annunciato ieri pomeriggio, riguarderà l’America Latina, regione che nel 2007 ha visto l’italiana Fiat primeggiare per il terzo anno consecutivo in Brasile, il suo mercato più importante. I giapponesi forniranno vetture basate sul modello della berlina Versa da vendere con il marchio Chrysler. «Questo tipo di partnership tattica - ha commentato il presidente di Chrysler, Tom La Sorda - ci permette di massimizzare i prodotti minimizzando i costi sugli investimenti. Inoltre, potremo aggiungere tra i nostri modelli una piccola auto». I due gruppi avevano iniziato i colloqui su un possibile aiuto reciproco per lo sviluppo dei nuovi veicoli la scorsa estate, dopo la decisione di Daimler di cedere Chrysler al fondo d’investimento Usa Cerberus.
Fin dall’inizio della sua nuova avventura, il vertice di Chrysler aveva fatto sapere che la casa era pronta a considerare intese a tutto campo. La competizione tra produttori, alla luce dell’asse Chrysler-Nissan, diventa sempre più globale. Nel mirino ci sono i Paesi emergenti (America Latina, India, Cina e Russia). All’opposto i grandi mercati, Europa e Stati Uniti, devono guardarsi dall’invasione, sempre più prossima, di veicoli cinesi e indiani. L’arma per tenere lontani ancora per qualche tempo gli «invasori», potrebbe paradossalmente essere la stessa che preoccupa non poco le case occidentali: le stringenti norme anti Co2 e relativi costi.