Un alfabeto di figure e segni e un gioco di figure geometriche

Nelle tele di Augusto Sciacca, messinese innamorato della Liguria, un messaggio teologico che arriva diritto al cuore: cosa sono Bene e Male?

Luisa Castellini

Due mostre, che si stagliano volutamente a margine di quelle correnti «à la page» che tanto tediano l'arte contemporanea, si svolgono in questi giorni a Genova.
La prima, ordinata alla galleria d'arte Il Poliedro (Via V. Ricci 3/1, fino al 15 giugno) è una mostra antologica, che raccoglie una selezione di opere dal 1955 al 2000 del pittore Franco Bruzzone, nato ad Altare nel 1934. Accompagnata da un catalogo - con una presentazione di G.Beringheli e interventi di R.Guasco e F. Cervini- l'esposizione ripercorre le tappe salienti dell'iter artistico di Bruzzone che esordisce, a fine anni '50, con un intenso figurativo che presto si stempera in una gestualità informale, declinata in senso organico e improntata alle suggestioni dell'automatismo surrealista di Mirò, Matta e Lam. È il momento in cui alla pittura affianca l'interesse per la ceramica, che lo conduce a partecipare alla fulgida stagione albissolese, confrontandosi con Jorn, Fontana, Calderara e Veronesi. Ma sono gli anni '70 a segnare il punto «di non ritorno» nel suo percorso artistico: un'endogena necessità di chiarezza - formale e, soprattutto, concettuale - lo spinge verso l'essenzialità. Prende così corpo un alfabeto di figure e segni, una scrittura rigorosa ove le forme -rafforzate da eleganti equilibri tonali - si stagliano sulle tele dando vita a delicate e sensibili epifanie, che respirano col ritmo lento e ineffabile degli astri ma si nutrono del tempo e dello spazio fenomenico.
Sempre sul versante dell'astrazione ma improntata a quel fil rouge che attraversa le esperienze di Cézanne, Mondrian e Morandi passando per il Costruttivismo Russo e il Bauhaus, è l'opera di Enzo Maiolino. All'artista, nato in provincia di Cosenza nel 1926 ma ligure d'adozione - da quando nel '45 si stabilisce a Bordighera - è dedicata una mostra da Ulisse Incontrare l'arte (Via Mazzini 67, Bogliasco, fino al 18 giugno). L'esposizione presenta un accurato excursus sull'opera pittorica e incisoria dell'artista, improntata alla traduzione dei moti e degli umori che sottendono il reale in pure armonie di segno, colore e luce. Molti lavori sono caratterizzati dal Tangram: cinque triangoli, un parallelogramma e un quadrato diventano i lessemi del linguaggio di Maiolino, che gioca a comporli, accostarli e ricombinarli fino a creare, ogni volta, equilibri rigorosi e altissimi, sempre differenti. Dall'apparenza algida e scientifica, l'opera di Maiolino in realtà conserva - pur nel movimento costante verso la rarefazione - una forte componente legata all'inatteso, all'imprevisto e all'immaginifico, che si palesa nell'accordo dei toni cromatici, dei grigi, dei bruni e di quegli azzurri spenti che, come cenere, trattengono il calore vitale della fiamma.