Alfano avverte il premier: «Questa è solo una tregua non ci sono larghe intese»

RomaSì al ritorno dell’Ici. No ad una patrimoniale indiscriminata e depressiva.
Che cosa farà il partito di Silvio Berlusconi? Dopo aver votato la fiducia appoggerà «lealmente» Monti. Ma non gli venderà l’anima perché su questo governo grava «un peccato originale»: non è stato eletto. E senza il consenso del Pdl non sarebbe mai neppure nato perché non lo avrebbe permesso lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e a quel punto sarebbe stato inevitabile andare alle urne.
È un intervento misurato col bilancino, quello del segretario del Pdl Angelino Alfano, contagiato forse anche lui dalla più volte ribadita «sobrietà» del governo Monti. Non a caso l’applauso più caloroso che gli rivolgono dai banchi del Pdl scatta quando Alfano ringrazia Berlusconi, seduto accanto a lui, definendo la scelta di dimettersi da premier un atto di responsabilità e di amore verso gli italiani. In tutti gli altri paesi Ue che pure attraversano crisi altrettanto se non più gravi, ricorda Alfano, il passaggio alle urne è stato indispensabile per cambiare timoniere.
In una sola occasione il segretario del Pdl alza il tono e usa termini un po’ più coloriti: quando invita quelli che hanno brindato «in modo scalmanato» alla fine del governo Berlusconi a «riaversi dalla sbronza» perché il Pdl dentro il Parlamento ha ancora il maggior numero di seggi ed è deciso a farsi sentire. Certamente troppo poco per chi dentro il centrodestra vedeva un’unica strada da percorrere: quella delle elezioni. Ma, dice Alfano, non si poteva «perdere tempo» e dunque si è rinunciato ad un «diritto fondamentale» ovvero quello di lasciare ai cittadini la scelta del governo.
C’era bisogno di una tregua ma questo non significa che ci si trovi di fronte ad un governo di «larghe intese». Si tratta di un governo tecnico sostenuto da una coalizione di responsabilità nella quale il Pdl mantiene intatta la sua identità. Non è una riedizione di esperienze passate che, avverte Alfano, oggi apparirebbero come «una farsa» e che nell’«Italia della riforma maggioritaria» non devono riemergere. Si deve invece proseguire sulla strada delle riforme senza dimenticare quelle già avviate. Quanto fatto fino ad ora dal governo di centrodestra «non è una storia da rinnegare» perché si sono ottenuti risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata e si sono fatti passi avanti nella riforme del mercato, del lavoro e dell’istruzione. Le decisioni del governo sono state corrette anche nel settore economico. «L’emergenza è stata determinata da una cattiva gestione della crisi e della politica dell’euro a livello internazionale», osserva Alfano che avverte: «l’euro sta fallendo la prima grande prova, occorre una revisione dei Trattati perché una moneta comune è tale solo se gli stati dell’Unione possono promuovere prospettive di crescita».
Nel passato che non va rinnegato c’è e resta anche per il futuro «l’amicizia con la Lega», prosegue Alfano, con la quale il Pdl vuole ancora condividere il cammino. E mentre sono evidenti le affinità genetiche con i settori moderati e Pier Ferdinando Casini è altrettanto chiaro che la sinistra ed il Pd restano «avversari».
Una cosa è certa: il Pld non sarà mai «il partito della recessione».