Alfano e il Pdl: "Senza Berlusconi? Primarie"

Formigoni sul palco della festa di Mirabello dà l'alt: "Il nome del successore del premier non sia scelto dall'alto". Il neosegretario lo rassicura e dice alla platea: deciderete voi

nostro inviato a Mirabello (Ferrara)

È un giorno speciale per Angelino Alfano. Il suo intervento alla Festa di Mirabello - già segnato con l’evidenziatore sul programma della kermesse romagnola in quanto prima uscita pubblica del neo segretario davanti al popolo del centrodestra - diventa fin dalla lettura dei giornali della mattina qualcosa di più, un esame ulteriore, un rilancio al tavolo delle aspettative, un test immediato e sensibile in cui mettere alla prova il suo carisma, le sue ambizioni, la sua capacità di toccare le corde della sua base e navigare in proprio, fuori dal cono d’ombra del premier.

A complicargli la vita ci pensa proprio Silvio Berlusconi che detta a Repubblica una clamorosa investitura, assegnando proprio ad Alfano i galloni del futuro candidato premier. Un regalo imprevisto e improvviso e una scossa di quelle che farebbero tremare i polsi a chiunque. Tanto più che Roberto Formigoni, incassata la notizia, detta subito il suo stop a questa ipotesi e contesta la modalità dell’indicazione scelta dal premier. «Il leader non sia nominato dall’alto» chiede il governatore della Lombardia. «Il metodo più sicuro è quello delle primarie perché il popolo deve riconoscere la persona che sente più adeguata a portare avanti i nostri ideali e le nostre aspettative».

Il Guardasigilli uscente, però, tira dritto e incassa volentieri l’ovazione e il coro «Alfano, Alfano» che il pubblico di Mirabello gli riserva sulle note di Lucio Battisti e della sua «Non sarà un’avventura», parole ovviamente incassate alla stregua di un augurio, al netto degli scongiuri di rito, prima di affidarsi alle domande di Augusto Minzolini e Francesco Verderami.

La prima domanda è quella che tutti si aspettano, la risposta è incardinata saldamente sulla disciplina verbale dell’umiltà. «Sono convinto che nel 2013 avremo ancora una volta bisogno della leadership di Berlusconi per vincere le elezioni e sarà lui a guidare una battaglia vincente» si schermisce Alfano. «In ogni caso il futuro candidato premier dovrà essere scelto da tutti voi perché la leadership si può consacrare soltanto passando attraverso il consenso della gente. Dobbiamo fare in modo che ogni dirigente sia eletto dal nostro popolo. E non è assolutamente detto che il segretario debba essere anche il candidato premier. Io credo nella grande generosità di Berlusconi perché quando investe in un giovane dirigente lo segue fino in fondo». Sulle dimissioni da ministro non ha esitazioni. «Mentalmente sono già uscito da quel ruolo quindi arriveranno già la prossima settimana». Così come sulle sue linee-guida per il futuro del partito, con un monito improntato al buon senso. «Bisogna riavvicinare il partito alla gente. Io voglio sapere cosa fanno i nostri parlamentari, se incontrano la gente e se rendono conto agli elettori del loro lavoro».

Chiarezza dispensata anche sull’affaire immobiliare piovuto addosso a Giulio Tremonti. «Su tutte le questioni giudiziarie che riguardano in qualche modo il Parlamento faremo le nostre verifiche e decideremo. Su Tremonti posso dire che sono convinto che sia una persona per bene». L’ultima è per le modalità di accoglienza che gli sono state riservate dagli avversari. «Parliamoci chiaro: l’unico segretario gradito alla sinistra sarebbe un segretario che andasse contro Berlusconi. E questo mi sembra un po’ troppo. Ma noi non abbiamo complessi di inferiorità verso la sinistra. Dobbiamo solo stare attenti a non avere complessi di superiorità troppo grandi verso di loro».