Alfano: "Limiti agli abusi, no ai pm"

Il Guardasigilli sulle intercettazioni: "Basta con i controlli troppo invasivi". L'Anm: no, ci servono. I dubbi di Castelli

Roma - All’indomani della stretta sulle intercettazioni annunciata da Silvio Berlusconi, al coro di critiche arrivato dal centrosinistra e dai magistrati si unisce anche Walter Veltroni. Il segretario del Pd - passate 24 ore nelle quali a guidare la fronda erano stati soprattutto l’Italia dei valori e l’Anm - decide infatti di scendere in campo in prima persona. E non esita a parlare di provvedimento «grave» e «sbagliato» perché «con i limiti che il governo dice di voler mettere, decine di indagini non sarebbero state possibili» e «tanti reati di corruzione o concussione non avrebbero avuto un colpevole».

Una presa di posizione netta, nonostante sul punto il Cavaliere e Veltroni avessero più d’una volta registrato intenzioni convergenti, tanto che Fabrizio Cicchitto si dice «esterrefatto» e accusa «alcuni settori del centrosinistra» di aver «perso la memoria». Segno che il clima di dialogo sta iniziando a creare qualche problema al segretario del Pd, sempre più pressato sia all’interno del suo partito sia dal resto dell’opposizione. Non è un caso che ancora ieri Antonio Di Pietro rilanciasse le critiche al provvedimento annunciato dal premier al punto di parlare di «progetto criminogeno».

Perplessità, quelle di Veltroni, condivise però anche dall’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli. Che pur premettendo di parlare «a titolo personale» e non a nome della Lega, si dice convinto che se le intercettazioni fossero escluse per «i reati tipici della cosiddetta “casta”» come annunciato dal premier (che ha citato come eccezioni solo i reati di terrorismo e criminalità organizzata), «i nostri elettori non lo capirebbero».

All’Anm che torna a criticare il provvedimento («grazie alle intercettazioni abbiamo scoperto gli autori dei più gravi reati», dice il presidente Luca Palamara), risponde invece il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Nessuno - assicura - vuole comprimere le indagini o togliere ai magistrati il potere di indagare». Ma «l’invasività nella vita dei cittadini a causa delle intercettazioni è giunta a livelli intollerabili». L’obiettivo, inoltre, è quello di «razionalizzare il sistema e contenere le spese» visto che i costi delle intercettazioni incidono «per oltre un terzo sul bilancio della Giustizia». Una posizione su cui converge tutto il centrodestra. Se sul merito del provvedimento che dovrebbe essere discusso nel prossimo Consiglio dei ministri si è quasi allo scontro frontale, diverso è invece l’approccio al problema di come meglio tutelare la privacy e la riservatezza dei cittadini.

Un aspetto, questo, su cui si sono espressi in modo non dissimile sia l’Anm sia il Garante per la privacy (che ritiene «opportuno» un intervento legislativo sulla materia). E su cui concorda anche Veltroni. Pur ribadendo che «i magistrati hanno il diritto di eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario», infatti, il segretario del Pd sottolinea che «quella che deve essere tutelata è la privacy dei cittadini che non sono sotto inchiesta e che non hanno commesso reati».