Alfano: "Lodo o immunità? Li faremo entrambi"

Il ministro della Giustizia: "Quando
Berlusconi avrà finito di governare si farà processare dai tribunali italiani". "Lodo e immunità? Stiamo studiando se fare entrambe le riforme, il processo breve non è su un binario morto". Mercoledì il dl sui processi per mafia

Roma - "Berlusconi non si sottrarrà alla giustizia" né "sottrarrà tempo al governo". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di 'In mezz'orà, il programma di Lucia Annunziata. "Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre - dice il Guardasigilli - ma il tribunale è un luogo dove si studiano i processi e dove ci si difende dalle accuse studiando le carte. Lui avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo". Ecco dunque il perché di un provvedimento che interrompe i processi del premier. Ma Berlusconi - assicura Alfano - non si sottrarrà ai processi: quando avrà finito di governare si farà processare dai tribunali italiani".

Lodo e immunità "Un'ipotesi sulla quale stiamo lavorando è quella di fare entrambe" le riforme del cosiddetto Lodo Alfano bis e dell'immunità parlamentare. "L'obiettivo - ha aggiunto il Guardasigilli - è quello di non sottrarre nessuno alla giustizia e giusto processo". Alla domanda della conduttrice, Lucia Annunziata, che chiedeva se preferisse la soluzione del cosiddetto 'Lodo Alfano bis' o quella dell'immunità, il ministro della Giustizia ha risposto: "Il mio orientamento è far sì che nel nostro Paese si restituisca alla Costituzione la sua struttura originaria e cioé far sì che l'argine che separa il potere legislativo dall'ordine giudiziario e viceversa sia riedificato". "L'immunità - ha aggiunto il Guardasigilli - è diventata, per l'uso che ne è stato fatto nella 'prima Repubblica', uno strumento della casta, un'impunità. Questa equazione va smontata e ristabilita nei termini del legislatore del '48 l'ha pensata". Secondo Alfano, "il 'Lodo-bis' costituzionale varrebbe in ipotesi anche per un presidente del Consiglio che non fosse parlamentare, mentre un presidente del Consiglio parlamentare si gioverebbe dell'altra norma". Ecco perché, ha proseguito, "stiamo studiando l'approdo migliore il più possibile condiviso. anche perché nell'ipotesi di porre mano alla Costituzione occorrerà meditare bene. Ribadisco: dal punto di vista della funzionalità del sistema, l'obiettivo è non sottrarre nessuno alla giustizia, non sottrarre nessuno al suo giusto processo. Dobbiamo però fare sì che allo stesso tempo e nel momento in cui noi ribadiamo l'autonomia della magistratura, sia riaffermato il principio secondo cui l'agenda politica e tutto quanto consegue un'indagine giudiziaria non intacchi l'autonomia e la sovranità del Parlamento". condizione è che immunità non riguardi reati commessi prima di essere parlamentari. E' cosi? non siamo entrati nel dettaglio ma mi sembra che sia un approccio ragionevole, non avrei nulla in contrario ad un approccio di questo genere. 

La legge sul legittimo impedimento, recentemente approvata dalla Camera, "non è una legge ad personam" in favore del presidente del consiglio, "né pone Silvio Berlusconi al riparo dalla giustizia". Lo ha detto il ministro della giustizia Angelino Alfano, intervistato da Lucia Annunciata alla trasmissione "in Mezz'ora". "Il bivio - ha aggiunto il Guardasigilli - è tra il dovere del presidente del consiglio di governare e il diritto di difendersi dai processi: basti pensare che Berlusconi avrebbe presto dovuto affrontare 23 udienze in 65 giorni. Ma non è al riparo della giustizia, perché sarà giudicato quando avrà finito di governare".

Processi di mafia Il ministero della Giustizia sta mettendo a punto un decreto che sarà approvato mercoledì mattina dal consiglio dei ministri per mantenere ai tribunali la competenza per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, comunque aggravato. Il decreto sarà approvato "mercoledì mattina, alle 8.30" in consiglio dei ministri e risolverà il problema legato alla sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto la competenza della Corte d'assise per il reato aggravato di associazione mafiosa, dal momento che con la legge ex Cirielli, del 2005, la pena edittale massima è stata fissata in 24 anni di reclusione. "Il governo interverrà per rimediare all'altrui errore" - ha sottolineato Alfano, ricordando che i giudici, dopo il 2005 avrebbero dovuto applicare la legge inviando i processi per associazione per delinquere aggravata in Corte d'assise e non in tribunale. Nel decreto sarà sancita "la competenza dei tribunali - ha confermato Alfano - in modo da evitare scarcerazioni e stabilizzare il sistema".

Pentiti I pentiti sono "utili" ma essendo anche dei criminali sono da "maneggiare con cura". Così Angelino Alfano, ministro della Giustizia, è tornato sulle polemiche sul Ddl Valentino, che mira a modificare la legislazione sull'uso dei collaboratori di giustizia, confermando il suo 'no' alla proposta del senatore del Pdl. "Non credo che i pentiti siano il Vangelo e bisogna ricordare che i pentiti hanno solitamente dei curricula criminali straordinari, ma bisogna riconoscere che hanno aiutato la giustizia italiana a ricostruire l'organizzazione di Cosa Nostra e a risolvere tantissimi casi che altrimenti non si sarebbero risolti", ha detto Alfano nel corso del programma 'In mezz'orà. "Quindi - ha aggiunto - posto che sono utili e che sono dei criminali, bisogna maneggiarli con cura: la mia opinione è che bisogna applicare bene le leggi che ci sono, ma sono contrario ad un intervento sulla legislazione in materia di pentiti oggi perché rappresenterebbe un segnale di allentamento della tensione nel contrasto della criminalitàorganizzata, tensione che invece noi stiamo tenendo alta".