Alfano: nomine al Csm lottizzate, non firmerò più al buio

Il ministro della Giustizia avverte il Csm: "Chi ha senso di responsabilità istituzionale non può non sapere che quando si tratta di
assegnare incarichi si dice: questo posto appartiene a questa corrente". E all'Anm dice: "Basta veti e attacchi preventivi"

Parma - Il ministro della Giustizia manda un avvertimento al Csm: non firmerà piu "al buio", come ha fatto finora le nomine agli incarichi di vertice della magistratura perché sono lottizzate. Alfano utilizza la platea del congresso della Camere penali per lanciare l’attacco alla magistratura e, in particolare, all’organo di autogoverno delle toghe.

Guardasigilli determinato Alfano è stato più che esplicito sulle sue intenzioni: "Non intendo proseguire sulla prassi che sinora ho seguito per cortesia costituzionale e cioè la firma di tutti i concerti per le nomine agli incarichi direttivi, assumendomi la responsabilità al buio". E la ragione è che "chi ha senso di responsabilità istituzionale non può non sapere che quando si tratta di assegnare incarichi si dice: questo posto appartiene a questa corrente. Io sarò naif - ha aggiunto il ministro - ma in politica questo si chiama lottizzazione". Per questo ci vuole «rinnovamento forte di prassi e metodi», anche perché "le correnti della magistratura non sono contemplate dalla Costituzione".

"Basta con i veti dell'Anm" E il Guardasiggili ammonisce anche il sindacto dei magistrati: basta "veti" e "attacchi preventivi" da parte dell’Associazione nazionale magistrati. A titolo esemplificativo lamenta "l'agressione" ricevuta dall’Anm sul dl sulle sedi disagiate. Un provvedimento fatto "in ossequio al Csm", che aveva sollecitato incentivi per i magistrati che vanno negli uffici giudiziari di frontiera e per dare la massima efficienza. Ma che è stato bocciato dall’Anm come una "risposta sbagliata". "Non è questo il modo di collaborare con la politica - dice Alfano - Noi non accettiamo attacchi preventivi. Noi vogliamo il dialogo ma non il chiacchiericcio che non porta a niente. Vogliamo decidere e non intendiamo fermarci davanti ai veti dei magistrati".

"Avanti con le riforme, premier legittimato dal voto" Alfano attacca anche sul tema della riforma della giustizia e dice: "Veltroni sostiene che la riforma della giustizia va fatta: è importante per il nostro Paese, ma va fatta non contro i magistrati, ma con i magistrati. Siamo d’accordo anche noi. Se però un leader si candida, come Berlusconi, e prende 20 milioni di voti, diventa presidente del Consiglio, e prova a realizzare le sue riforme contenute nel programma e i magistrati gli dicono di no, dal punto di vista dell’etica della responsabilità rispetto ai cittadini che hanno sottoscritto quel programma, è più corretto fermarsi davanti al veto dei magistrati o è più corretto, nell’autonomia del legislatore andare avanti e realizzare il programma stabilito?".