Alfano: "Taglieremo 5 milioni di cause zavorra"

Il ministro della Giustizia spiega la sua rivoluzione: processi civili più semplici, veloci e meno costosi. Molte liti saranno risolte senza ricorrere ai giudici. Novità: introdotto un filtro ai ricorsi in Cassazione

Roma - Cinque milioni di cause civili arretrate sono «lo zaino di piombo» che impedisce alla giustizia italiana di correre. Angelino Alfano vuole «aggredire il passato» ed eliminare questa «zavorra». È convinto che ci si riuscirà con la riforma approvata martedì dal Senato. Così, dice il Guardasigilli, si lancia una sfida importante al «principale nemico della giustizia: la lentezza».

A Palermo il ministro spiega come si vuole accelerare i tempi del procedimento, dare ai cittadini una maggiore chiarezza e trasparenza nei confronti dell’amministrazione giudiziaria e smaltire, appunto, l’arretrato. «Non tutto e non sempre deve andare a processo», avverte Alfano. Molto può essere dirottato su «forme di composizione non conflittuale delle liti» e si ridurrà il carico di lavoro dei tribunali. Le nuove norme favoriranno la mediazione davanti a organismi professionali riconosciuti. Un tentativo che non potrà durare più di 4 mesi e utilizzerà le procedure telematiche. Le parti che scelgono la conciliazione avranno agevolazioni fiscali, quelle che in modo ingiustificato la rifiutano lo pagheranno nelle spese di giudizio. Nei 14 capitoli della riforma, approvata come collegato alla legge finanziaria per accelerarne l’iter legislativo, si parte dalla digitalizzazione e dal processo telematico, con le notifiche via mail che diventano «strumento ordinario di comunicazione tra le parti del processo».

Poi, vengono aumentate le competenze per valore dei giudici di pace sia nelle cause su beni mobili sia nelle liti per risarcimenti da incidente stradale, puntando sulla magistratura onoraria. Viene anche introdotto un filtro ai ricorsi in Cassazione, per ridurli e concentrare l’impegno solo su «questioni di diritto nuove o sulle quali esiste incertezza interpretativa», escludendo quelli sui quali esiste una giurisprudenza consolidata. Per scoraggiare le manovre per allungare i tempi dei processi si prevedono anche sanzioni pecuniarie. E poi c’è una serie di interventi. I termini processuali per il compimento degli atti su impulso delle parti sono resi omogenei e abbreviati; si riducono i formalismi per garantire che la causa venga decisa nel merito e se ne semplifica l’istruzione, prevedendo anche la redazione di una sentenza «concisa».

I tempi per impugnare, inoltre, vengono ridotti da un anno a 6 mesi ed è prevista la testimonianza scritta, se c’è accordo tra le parti. E ancora, nell’individuazione delle prove da assumere il giudice dovrà stabilire un calendario preciso fino alla conclusione del processo, che potrà essere derogato solo per motivi d’eccezione. Ci si occupa anche delle «pari garanzie del processo», la sentenza diventa titolo esecutivo e con il cosiddetto «procedimento sommario di cognizione» il giudice potrà decidere in poche udienze, senza formalità, con una sorta di corsia preferenziale. Quanto alle deleghe al governo, il progetto vuole ridurre le forme processuali - fatta salva la cancellazione immediata del processo societario - e punta a lasciare in vita il rito ordinario, quello sommario e pochi altri speciali (famiglia, lavoro, fallimenti e proprietà industriale).

«I riti - dice Alfano -, che sono una trentina, saranno ridotti a tre». Con un futuro intervento ci sarà la revisione della conciliazione. «Possiamo far correre la giustizia italiana e farla andare più velocemente sulla sua strada - assicura il Guardasigilli - per l’abbattimento del debito che lo Stato ha nei confronti del cittadino». Poi una stoccata: «Con le diffidenze e il disfattismo non si va da alcuna parte. Mentre si può andare lontano se si ha fiducia nella giustizia, infischiandosene delle cassandre del Csm, dell’Anm e del Pd».