Alfonsa dell'Immacolata Concezione

Era indiana e si chiamava Annakutty Muttathupadathu, di famiglia nobile ma decaduta. Sua madre la partorì prematura per lo spavento suscitatole da un serpente che le era scivolato addosso mentre dormiva. Annakutty fu battezzata cattolica nel rito siro-malabarese. Rimasta subito orfana di madre, fu allevata dalla zia. Questa però voleva che si sposasse e smise di insistere solo quando la giovane si sfregiò le gambe ustionandosele. Così, finiti gli studi, Annakutty potè entrare nel 1928 tra le clarisse di Bharananganam col nome di suor Alfonsa dell'Immacolata Concezione. La misero a insegnare a Vakakkadu ma era tubercolotica e non potè proseguire col lavoro. I suoi malanni e acciacchi si moltiplicarono col tempo, rendendola praticamente inabile a tutto. E si trattava di mali quasi sempre dolorosi, che ella però cercava di nascondere per non essere di peso alla comunità. Nel 1945 si aggiunse un tumore diffuso in tutto il corpo che trasformò il suo ultimo anno di vita in un continuo martirio. Morì nel 1946 a trentasei anni. La sua tomba cominciò subito ad essere affollata di pellegrini di tutte le religioni presenti in India: cristiani, induisti e musulmani. Tutto partì quando, a pochi mesi dalla morte della suora, un coppia portò il loro figlio undicenne alla tomba. Il bambino era nato con una deformazione congenita ai piedi e doveva camminare appoggiandone a terra il dorso. La notte successiva al pellegrinaggio quei piedi tornarono normali, e le perizie mediche confermarono. Da quel momento si dovette disciplinare l'affluenza al sepolcro di suor Alfonsa.