Alfonso Papa: "La Lega non voti l’arresto solo per ragioni politiche"

Il deputato Pdl torna in aula dopo la detenzione a Poggioreale: "Il carcere preventivo è per casi eccezionali. E questo non lo è"

Roma - Rieccolo. Alfonso Papa oggi torna a Montecitorio, quasi sei mesi dopo quel 20 luglio in cui i suoi colleghi lo spedirono a Poggioreale. E a rendere emotivamente più forte lo spiacevole déjà vu, Papa si troverà al suo scranno mentre la Camera è chiamata a votare sulla richiesta d’arresto dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino. «Una strana situazione, non c’è che dire», attacca.

Una situazione che lei conosce bene. Che consiglio vuol dare a Cosentino?
«L’ho incontrato, l’ho abbracciato. Non è a lui che mi sento di dare consigli. Meglio rivolgersi a ciascun parlamentare, per ricordare che questo voto non decide certo la colpevolezza o l’innocenza di Cosentino, e nemmeno lo sottrae alla giustizia».

Si decide se mandarlo in carcere, però.
«Vorrei che tornassimo ai valori del garantismo e della costituzione: la carcerazione preventiva è prevista in casi eccezionali. Non è questo il caso. I parlamentari, in situazioni simili, non dovrebbero essere mossi da scelte di opportunità o convenienza politica».

Nel suo caso è andata così?
«Più che parlare di me, posso dire che un Paese civile non ha bisogno né di eroi né di capri espiatori. Ma c’è un rigurgito profondo e tetro di giustizialismo, una cultura che riporta l’Italia indietro di anni, e che ha già causato tanti danni, alla faccia della presunzione di non colpevolezza. E con un sistema carcerario efferato».

Un punto di vista frutto dell’esperienza degli ultimi mesi?
«Per la verità ho sempre segnalato le disfunzioni e le carenze del mondo penitenziario. In via Arenula, con Castelli ministro, abbiamo lavorato per migliorare le carceri. Ma è un fatto che oggi siamo a un punto di non ritorno, il sistema penitenziario è fuori controllo».

Siamo al collasso?
«Siamo fuori dai parametri minimi di civiltà. Lo spazio esistenziale di un detenuto è inferiore ai tre metri, eppure la normativa comunitaria per l’allevamento dei maiali prevede che ogni animale debba avere uno spazio di almeno tre metri quadrati, e in caso contrario si viene sanzionati per maltrattamento di animali».

Insomma, l’Italia tratta i detenuti come bestie?
«Anche peggio, visto che siamo sotto i tre metri. E se le cose stanno così, se non esiste altro Paese al mondo con una così ampia popolazione carceraria sottoposta a carcerazione preventiva, chiediamoci fino a quando può durare questa sistematica violazione delle leggi e della costituzione».

Interverrà in aula prima del voto?
«Non so ancora, ma ritengo che le coscienze di ogni parlamentare debbano essere libere dal pregiudizio, e libere dal bisogno di coinvolgimenti emotivi. Bisogna avere fiducia nella giustizia, credere nel processo, e non lasciarsi condizionare dalle apparenze».

Non c’è il rischio che, con un sistema penitenziario in queste condizioni, un voto contrario appaia come un privilegio riservato alla «casta» dei politici?
«Qualcuno vorrebbe rendere tutti uguali nella tortura e nella morte? Il Parlamento farebbe bene a intervenire sul tema della carcerazione preventiva, che non è uno strumento di tortura o di pressione, visto che migliaia di persone marciscono in attesa di giudizio. Di certo non si sottrae nessuno al processo, solo non si capisce perché Cosentino non possa andare dal giudice da uomo libero».

La Lega non la pensa così.
«Nel 2009 Cosentino era in una situazione simile per fatti pressoché identici, la Lega votò compatta contro quella richiesta d’arresto. Un suo autorevole esponente era ministro dell’Interno, immagino che si fosse ben documentato per decidere, come tutto il suo partito, come votare. Mi chiedo cosa sia cambiato da allora, spero non solo le valutazioni politiche».

Qual è il peggior ricordo di quel venti luglio?
«Chiesi di passare da casa prima di andare a Poggioreale per abbracciare i miei figli. I pm me lo impedirono».