«Algebris, l’attacco è a Mediobanca»

da Milano

Le dodici pagine di fiele scritte dal numero uno di Algebris, Davide Serra, contro la governance di Generali e il presidente Antoine Bernheim, non erano tanto un attacco a Trieste ma a «Mediobanca che la controlla»: Tarak Ben Ammar, l’imprenditore franco-tunisino che siede nel consiglio di sorveglianza di Piazzetta Cuccia, reinterpreta la lettera con cui il 24 ottobre Serra ha contestato la redditività del Leone.
Dopo aver respinto la tesi che il fronte di Vincent Bollorè non abbia difeso a sufficienza Bernheim, l’uomo d’affari ha fatto quadrato attorno al presidente del Leone: Bernheim è stato «solo una scusa e uno strumento», ha proseguito Ben Ammar che, distanziandosi dalla sensibilità lasciata trapelare da alcuni soci italiani, ha poi rimarcato come sia vero che Bernheim è «anziano ma non che guadagna molto». In ogni caso a tal proposito è in corso uno studio comparativo di verifica con le concorrenti. «Lasciamo tranquille Generali e Algebris», Serra è stato «bravissimo a farsi pubblicità», ha insistito il finanziere aggiungendo di essere per la «stabilità» sia del Leone sia di Mediobanca e di aver pensato di scritturare l’ex analista per un film: potrebbe «interpretare un ruolo in “Ricatto al mondo”, un soggetto di Marco Cobianchi» ha detto mostrandone scherzosamente il copione.
Negli uffici del fondo hedge britannico si declina ogni commento sulle parole di Ben Ammar che allarga poi la riflessione a Telecom. Il lungo braccio di ferro sulle nomine è paragonabile «a Dallas e Dynasty. È una telenovela che non è più divertente se dura troppo». La decisione sarà presa lunedì, quando si riunirà il comitato nomine di Mediobanca, che è socia della cassaforte Telco insieme a Intesa Sanpaolo, Telefonica, Benetton e Generali. «È tutto risolto» ha detto il presidente del consiglio di gestione di Intesa, Enrico Salza. Ieri sera il consiglio di gestione di Piazzetta Cuccia ha dato mandato al presidente Renato Pagliaro e all’amministratore delegato Alberto Nagel di formulare al comitato nomine le proposte sul cambio della guardia in Telecom: il nuovo ticket sarà composto da Gabriele Galateri alla presidenza e Franco Bernabè come ad; Carlo Buora resterà vicepresidente. Ben Ammar ha poi dato il «benvenuto» tra i grandi azionisti di Mediobanca a Romain Zaleski: «C’è troppa dietrologia in Italia, i patti di sindacato si annullano il giorno in cui c’è un’Opa e i manager se sono bravi restano altrimenti vanno via», ha aggiunto Ben Ammar a proposito dell’investimento del finanziere franco-polacco vicino al presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Confermato, infine, che i soci esteri del patto di sindacato saliranno dal 9% al 10% assorbendo una parte della quota ceduta da Unicredit. Nessuna fretta di portarsi all’11% ha concluso Ben Ammar che considera «una possibilità» l’ingresso in Mediobanca del fondo arabo di Abu Dhabi.