Algebris, nuovo attacco a Generali e Mediobanca Telecom nel mirino

da Milano

Dopo due anni, di nuovo cassa integrazione per Fiat. Era dal maggio 2006 che il gruppo torinese non doveva ricorrere agli ammortizzatori sociali per frenare una produzione in eccesso rispetto alla richiesta del mercato. Ieri l’azienda torinese ha comunicato ai sindacati che ricorrerà alla Cig, da settembre, in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani e per tutti i modelli, esclusa la nuova Alfa Mito. La cassa integrazione, ha spiegato una breve nota della società, è dovuta, «alla difficile congiuntura economica internazionale e alle relative ricadute sui mercati». Numeri precisi l’azienda non li ha ancora forniti, ma le voci che circolano indicano che solo a Mirafiori il provvedimento riguarderà circa 3.200 lavoratori, con il totale, comprese le aziende di componentistica del gruppo, che secondo i sindacati sarà nell’ordine di decine di migliaia di lavoratori. Le cose, come si sa, non vanno bene per il mercato dell’auto. Il petrolio e l’acciaio fanno lievitare i costi di produzione, mentre i consumatori, alle prese con benzina alle stelle, redditi fermi e finanziamenti più cari, ritardano gli acquisti. Il quadro è fosco a livello internazionale. La General Motors, che per veicoli prodotti è ancora la più grande industria automobilistica del mondo, nonostante abbia ridotto la forza lavoro di 50mila unità negli ultimi quattro anni, negli ultimi tre ha accumulato 50 miliardi di perdite, con il titolo che in questi giorni è arrivato ai minimi da 50 anni.
In Italia il dato di giugno sulle nuove immatricolazioni ha mostrato una diminuzione del 19,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 184mila auto consegnate in tutto. «Gli ordinativi sono bassi, non ci sono segnali di ripresa in tempi brevi e vogliamo evitare di ritrovarci con le macchine sui piazzali», spiegano al quartier generale del Lingotto. Paradossalmente la Fiat se la cava anche meglio degli altri. La flessione del gruppo torinese in Italia, pari 16,5%, è infatti inferiore a quella media del mercato, con una quota che sale al 32,68%, un punto in più dell’anno scorso. Lo stesso amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, a fine giugno si è dichiarato fiducioso sulla possibilità di confermare i target 2008, con una quota di mercato dell’8% in Europa e una previsione di circa 64 miliardi di fatturato. Meno tranquillo appare invece Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom: «Il ricorso alla cassa integrazione è preoccupante perché la richiesta è estesa a tutti gli stabilimenti, esclusi i nuovi modelli. È necessario che sia rapidamente convocato un incontro con Marchionne sul piano industriale e sugli obiettivi della Fiat» ha detto ieri Rinaldini. «Vogliamo capire - ha aggiunto il leader sindacale - come si possa superare questa fase, se si tratta di un fatto congiunturale o se siamo di fronte a una crisi più strutturale del gruppo Fiat. Perché è evidente che il futuro dell’automobile si gioca sull’innovazione dei motori». Gli stabilimenti interessati saranno, oltre a Mirafiori, quelli di Termini Imerese, Melfi, Pomigliano e San Mauro Torinese, dove si producono i veicoli agricoli Cnh.
Le azioni Fiat, che erano scese di oltre il 50% in un anno, ieri hanno recuperato il 2%.