Algeria, nozze permesse con certificato di verginità

Dura protesta della ministra per la Famiglia: «Atto di violenza»

da Algeri

Un certificato di verginità per contrarre matrimonio regolarmente. È l’incredibile richiesta che alcune promesse spose si sono sentite fare in Algeria da zelanti ufficiali di Stato civile e contro la quale è immediatamente insorta la ministra delegata per la Famiglia e la condizione femminile, Nouara Saadia Djaffar, invitando le donne a rifiutare una misura che «non è dettata né dalla legge né dal codice della famiglia» approvato un anno fa. «È un atto di violenza nei confronti delle donne», ha tuonato la signora Djaffar.
Molte, secondo il quotidiano Le Jeune indépendant, sono le ragazze incappate nello zelo dei pubblici ufficiali di idee troppo conservatrici, ma è anche vero che sono ancora parecchi i futuri mariti che pretendono garanzie sulla illibatezza della fanciulla che intendono sposare.
Basta scorrere ogni giorno gli annunci matrimoniali di giornali come L’authentique, ben attento ai problemi di coppia e prodigo di consigli molto avanzati sulla sessualità - una delle tante contraddizioni di questo Paese - per incappare in un’alta percentuale di uomini in cerca di una moglie «vergine». Oltre che «velata», «sottomessa» e «provvista di un appartamento», condizione fondamentale in un Paese dove la crisi degli alloggi è stratosferica.
Molti uomini, affermano le associazioni per la difesa della donna, non esitano, per ottenere l’ambìto certificato di illibatezza, a fare pressioni sugli ufficiali di Stato civile che giocano sull’equivoco, richiamandosi a un articolo del codice della famiglia che obbliga l’uomo e la donna a presentare un certificato di buona salute allo scopo di evitare il rischio di malattie sessualmente trasmissibili.