Algeria, Al Qaida sequestra un’altra italiana

Dopo la turista Maria Sandra Mariani, la cooperante Rossella Urru rapita da terroristi del Mali in un campo profughi insieme a due spagnoli: Enric Gonyalons dell'organizzazione spagnola "Mundobat" e Ainhoa Fernandez de Rincon di "Amici del Popolo Saharawi dell'Extremadura"

Rossella come Mariasandra. Adesso sono due le donne italiane scomparse nel deserto, rapite dai terroristi di Al Qaida Maghreb. Anche la cooperante Rossella Urru, come otto mesi fa Mariasandra Mariani, è stata sequestrata in Algeria. Anche il suo rapimento viene rivendicato dalla cellula di Al Qaida che opera tra Algeria, Niger, Mauritania e Mali spaziando attraverso le distese del Sahara e unendo attività più prettamente «terroristiche» a traffici di armi e droga. Stavolta però l’attacco è ancora più spregiudicato, ancora più inquietante.

Stavolta il sequestro non avviene in una località isolata. Stavolta la cellula armata entra in azione all’interno di un campo profughi, a ovest della città di Tindouf, dove Rossella Urro, 30enne responsabile del Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli fornisce assistenza a migliaia di profughi saharawi.
Tutto inizia dopo la mezzanotte di domenica quando i terroristi, infiltratisi dal Mali, fanno irruzione nella foresteria in cui alloggiano anche Ainhoa Fernandez de Rincon, membro dell'Associazione degli Amici del Popolo Sahrawi dell’Extremadura ed Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat.

Le guardie del Polisario, l’organizzazione militare che si batte dal 1975 per l’indipendenza del popolo Saharawi, non riescono a bloccare gli assalitori. Anzi la loro reazione si rivela controproducente perché nello scontro a fuoco resta ferito Enric Gonyalons. Lo spagnolo viene caricato sanguinante sui fuoristrada degli assalitori che ripartono verso la frontiera del Mali. Poche ore dopo fonti della sicurezza della Mauritania attribuiscono il rapimento di Rossella e dei due spagnoli ad un comandante di Al Qaeda nel Maghreb islamico, Moktar Belewar.

Al Qaida Maghreb è la stessa organizzazione che rivendicò il rapimento di Mariagrazia Mariani e sulla cui sorte grava a tutt’oggi un fitto mistero. Il problema è proprio quella sigla. A differenza di altre filiazioni alqaidiste la cellula del Maghreb non fa capo ad un unica leadership e non ha neppure un’unità d’intenti. L’emiro Abdelmalek Droukdel alla guida inizialmente del «Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento» poi ribattezzato Al Qaida Maghreb controlla solo le fazioni algerine dell’organizzazione. Le altre cellule, disseminate tra le sabbie del Sahel, perseguono obbiettivi spesso contrastanti. Un grosso nucleo esce dagli stessi campi profughi saharawi dove lavorava Rossella.

Molti militanti del Polisario, l’organizzazione armata che si batte dal 1975 per l’indipendenza dell’ex Sahara spagnolo, si sono trasformati, svaniti i sogni d’indipendenza in guerrieri al soldo di tutte le cause. Una è quella di Al Qaida Maghreb. Sotto quella bandiera rapiscono stranieri, contrabbandano armi e smistano cocaina scaricata dagli aerei fatti atterrare nelle piste Sahara dai cartelli sudamericani.

Il problema nelle trattative con Al Qaida Maghreb, come sanno i funzionari italiani che da 8 mesi negoziano la liberazione di Mariasandra, è far coincidere gli interessi dei capi «politici» di Al Qaida Maghreb e gli interessi prettamente economici delle bande che custodiscono l’ostaggio. Mentre questi ultimi si accontentano di un cospicuo riscatto, la dirigenza «politica» pretende spesso la liberazione di militanti detenuti in Mali, Niger o Mauritania.

La doppia richiesta richiede complesse trattative con i governi interessati e lunghi accertamenti per verificare che i latori delle richieste siano i veri controllori dell’ostaggio. La Farnesina fa sapere di essersi attivata, ma mantiene il più stretto riserbo. Gli otto mesi d’inutili tentativi intrecciatesi dopo il sequestro di Mariasandra Mariani hanno lasciato il segno. Anche stavolta il negoziato potrebbe rivelarsi lento e incerto.