Ali Agca è libero ma il governo turco lo rivuole in carcere

Il ministro della Giustizia: «Ricorreremo in Cassazione»

Marta Ottaviani

da Istanbul

Da ieri mattina Ali Agca, che ha compiuto 48 anni lunedì scorso, è un uomo libero. Il terrorista di estrema destra, che nel 1981 cercò di uccidere a Roma Giovanni Paolo II e che nel 1979 assassinò il direttore del quotidiano Milliyet, Abdi Ipekci, ha lasciato il carcere di Kartal, nella parte asiatica di Istanbul, circondato da uno stuolo di giornalisti e da due anime diverse della Turchia: chi gli urlava «vergogna» e chi gli lanciava fiori.
L'ex militante dei «Lupi Grigi», organizzazione terroristica di estrema destra e vicina agli ambienti del fondamentalismo islamico, indossava un maglione azzurro ed era ancora in manette. Non ha pronunciato una sola parola nel breve tragitto dall'uscita del carcere alla Mercedes bianca che lo attendeva appena fuori il cancello.
Agca, visibilmente invecchiato, ha affrontato i suoi primi minuti di libertà con un'espressione di sfida sul volto. Non ha guardato nessuno dei giornalisti che cercavano di richiamare la sua attenzione, non ha fatto una piega davanti alla gente che lo insultava o lo osannava ed è salito in gran fretta sulla Mercedes. Sull'automobile lo aspettavano il fratello Adnan e il suo avvocato, l'inossidabile Mustafa Demirbag, che nei giorni scorsi ha difeso con forza la decisione del tribunale di rilasciare l'ex terrorista dicendo che Agca ha anche scontato cinque anni più del dovuto. L'imponente servizio di sicurezza ha reso ogni contatto con Agca impossibile.
Subito dopo l'uscita dalla prigione di Kartal, dove era rinchiuso dal 2000, dopo la sua estradizione dall'Italia, l'ex lupo grigio è stato portato al distretto militare di Pendik. Già, perché adesso il cittadino Agca potrebbe essere costretto a fare il militare. Da carcerato a servitore dello Stato, insomma, con buona pace di quella parte (molto consistente) di Turchia che lo considera un delinquente. Ma forse riuscirà ad evitare anche quello, oltre agli altri 25 anni di galera che avrebbe dovuto scontare.
Il suo avvocato, infatti, ha fatto sapere che chiederà l'esenzione dagli obblighi di leva per motivi di salute e per le sue condizioni «deteriorate sia fisicamente sia psicologicamente dal carcere». Se questo non sarà possibile, Mustafa Demirbag cercherà di ottenere per il suo assistito un periodo di riposo prima di iniziare il servizio di leva. Ma anche questa alternativa sembra verrà bocciata dalle autorità militari.
Successivamente, Agca è stato portato all'Accademia militare di fanteria di Tuzla e poi all'ospedale di Gata. Proprio qui avrebbe dichiarato di «avere le mani e i piedi gonfi», lasciando intendere di essere molto stanco. Per la legge turca, l'ex terrorista potrebbe fare solo 28 giorni di servizio militare pagando una somma di denaro e forse sarà proprio questa l'alternativa scelta dal suo tenace avvocato. Ma sono solo supposizioni. Di certo si sa solo che l'ex terrorista è in libertà vigilata e che due volte al giorno dovrà recarsi al distretto di polizia di Camcesme per firmare il registro delle persone sotto controllo.
La liberazione di Agca sta scatenando numerose polemiche, non solo nell'opinione pubblica, ma anche nella stampa e nelle istituzioni. Milliyet è uscito in edicola con il titolo «Questo è il giorno della vergogna», mentre Aksam si chiede, non senza ironia, se Agca andrà a bersi un the sul Bosforo (desiderio espresso proprio dal terrorista nei giorni scorsi ndr) o se andrà a fare il militare. Decisamente più tagliente il quotidiano Vatan, che paragona la liberazione di Agca a una «nuova Bibbia». Chi ha poco da ridere è il ministro della Giustizia, Cemil Çiçek, che già nei giorni scorsi aveva fatto sapere di voler appurare le motivazioni della scarcerazione e che adesso parla addirittura di ricorso alla Corte di cassazione. Çiçek, che deve deliberare a giorni anche sul processo contro lo scrittore Orhan Pamuk, ieri ha dichiarato: «Non voglio dire che ci siano stati errori di calcolo nei confronti della pena di Agca, ma il fatto che sia stato liberato non costituisce un diritto acquisito. Senza contare poi che ci sono da rispettare i sentimenti delle famiglie dei morti». E se il fratello dell'ex lupo grigio, Adnan, ha ringraziato pubblicamente lo stato turco, il suo l'avvocato ha detto che adesso Agca lavorerà per la democrazia.