Gli alieni visti da un terrestre

Patrizia Rappazzo

Ci sono voluti sette milioni e mezzo di anni. Ma alla fine la Galassia ha trovato risposta alla Domanda Fondamentale. È il numero 42. Ma «don’t panic», l'enigmatico responso sarà chiaro agli appassionati del genere alla fine delle mirabolanti avventure di Arthur, protagonista di La Guida Galattica per Autostoppisti, esordio nel lungometraggio del regista Garth Jennings, già autore di spot e video musicali dei Blur, Rem e Supergrass. Presentato alla prima edizione del Biografilm Festival di Bologna, il film è stato seguito dalla proiezione del documentario Life , The Universe and Douglas Adam, diretto dall’americano Rick Mueller e dedicato alla figura del geniale autore inglese Douglas Adams, fautore dei 5 romanzi che fanno capo alla saga della Guida Galattica.
È nel 1979 che Adams condensò in un romanzo - La Guida Galattica per Autostoppisti - tutto il surreale e irriverente repertorio dei suoi episodi radiofonici ricchi di invenzioni gergali e ritmati da battute a raffica, nella migliore tradizione inglese. Il fenomeno esplose in tutta la Gran Bretagna e poi in altri Paesi, alimentato anche da altri 4 romanzi del genere, trasmissioni, gadget e videogiochi. Adams per circa 20 anni ha cercato di scrivere la sceneggiatura per trasportare la sua opera sul grande schermo, arricchendo la storia con altri personaggi (tra cui quello di Humma Kavula, leader religioso sui generis interpretato nel film da John Malkovich). Ma purtroppo, nel 2002, quando stava per ultimare la seconda stesura, Adams è mancato e il suo «testamento» incompiuto è stato raccolto dal giovane regista che ne ha realizzato una miscela esplosiva di avventura, fantascienza e filosofia. La storia - attraversata da una ventata di umorismo e sferzante satira - oltre a raccontare le gesta di un terrestre sopravvissuto alla distruzione della Terra e alle prese con lo sconfinato universo degli alieni, sottende ad ardue questioni esistenziali e a possibili interpretazioni sulle origini della Terra.
Dagli alieni alle presenze soprannaturali, impalpabili e silenziose di Saint Ange, opera prima del regista francese Pascal Laugier, in arrivo nelle sale italiane in questo weekend. L'eco di atrocità sulle piccole vittime abitanti di un orfanotrofio abbandonato, sono al centro della storia interpretata da una bravissima Virginie Ledoyen, (8 donne e un mistero), Anna, donna delle pulizie di Saint Age, fatiscente struttura destinata alla chiusura. Con lei nel vecchio edificio la giovane Judith nata e cresciuta in quel luogo e imprigionata nei ricordi di una mente apparentemente instabile. Col passare del tempo, Anna comincia a sentire urla e voci soffocate di bambini e si convince che si aggirano invisibili presenze che hanno potuto arrecare atrocità sui piccoli ospiti.
Ancora misteri ed eventi terrificanti con Evil Eyes di Mark Athin che ha scelto di raccontare la storia di uno sceneggiatore che, venuto a contatto con un eccentrico produttore, si mette a scrivere su commissione storie su serial killer inventandosi un modo terribile e unico per far morire i personaggi. Ma stranamente, nel frattempo, nella realtà accadono morti simili a quelle descritte nelle storie del fantasioso scrittore.