Alierta: Telefonica pronta in futuro a guidare Telecom

da Milano

Gli spagnoli di Telefonica non pensano di rilevare a breve le quote dei loro partner italiani in Telco, la finanziaria che avrà la maggioranza relativa di Telecom. Ma non escludono a priori di assumerne il controllo in futuro.
Lo ha detto, in una conversazione pubblicata sul Financial Times, il presidente Cesar Alierta. Che, così, ha riacceso a Piazza Affari l’interesse per il titolo Telecom, che è prima aumentato dell’1,5%, per poi chiudere con una flessione dello 0,29 per cento.
Alierta ha tracciato il bilancio dell’espansione avviata cinque anni fa con lo shopping in Europa e in Sud America che, soltanto nel 2006, ha spinto il fatturato fino a 53 miliardi di euro (+42% rispetto al 2005) e ha fatto crescere gli utili del 40 per cento.
Adesso, per il quinto operatore di Tlc al mondo in termini di capitalizzazione di borsa, c’è la fase del consolidamento. E, in questa nuova strategia, l’Italia, dove Telefonica ha investito 2,3 miliardi di euro nella partita Telecom, ha un ruolo centrale.
Dopo l’ok delle autorità nazionali di regolazione dei mercati, Telefonica deterrà il 43% di Telco, la società veicolo che, a sua volta, avrà in pancia il 23,6% della compagnia italiana di Tlc. In Germania, il sì è già stato pronunciato. Entro settembre si attende l’autorizzazione dell’autorità brasiliana. Soltanto allora, si potranno tenere i necessari aumenti di capitale in Telco e si procederà al trasferimento dei pacchetti di azioni Telecom. Sottoscrizioni e conferimenti che Telefonica effettuerà insieme ai suoi soci italiani: Mediobanca, Intesa-Sanpaolo, Assicurazioni Generali e Sintonia, la holding delle reti controllata dalla famiglia Benetton.
Proprio il rapporto con i partner italiani è uno dei passaggi salienti del colloquio di Alierta con il quotidiano della City. Alierta, infatti, ha rammentato senza troppi formalismi come il ceto politico italiano si sia speso affinché, archiviata la gestione e la proprietà di Marco Tronchetti Provera, Telecom restasse comunque in mani nazionali. Un orientamento che ha reso comunque prudenti e sfumate le parole di Alierta sulla possibilità effettiva di acquisire, alla fin fine, il controllo totale di Telco e, a cascata, di Telecom.
Poi, il manager iberico ha sottolineato come fa spesso la possibilità di realizzare collaborazioni industriali che, su entrambi i versanti italiano e spagnolo, potrebbero produrre nei prossimi quattro anni dei risparmi.
Una delle sinergie citate da Alierta è la condivisione delle infrastrutture della telefonia mobile in Brasile, dove a causa degli impedimenti antitrust non è tecnicamente possibile fondere Tim Brasil con Vivo, la joint venture attiva in America Latina di Portugal Telecom e Telefonica, sulla quale quest’ultima ha appena avanzato un’offerta da 3 miliardi di euro per ottenerne il pieno controllo.
Nelle valutazioni di Alierta, l’investimento in Telecom Italia assume quindi una valenza industriale. Ma ha anche un valore interdittivo forte. Una mossa difensiva, insomma. Il successo della trattativa con Pirelli dei messicani di Telmex e degli americani di At&t avrebbe, infatti, potuto portare alla fusione di Tim Brasil con America Movil Brasil, l’operatore mobile appartenente al gruppo del finanziere messicano Carlos Slim.
Un concorrente temibilissimo e dalla posizione dominante, in quel Brasile che è il principale dei 13 mercati sudamericani in cui operano gli spagnoli. Una scenario che lo stesso Financial Times ha definito, per Telefonica, «da incubo». Abbastanza per muovere direttamente sull’Italia da Madrid.