Alimentari? 34 km in città per trovarne aperti solo 19

Per Palazzo Marino è andata meglio rispetto all’anno scorso. Ma per chi cerca un panificio o un alimentari aperto, be’ c’è solo la certezza dell’Esselunga o dell’Iper di periferia. Quelli che, secondo gli assessori Massimiliano Orsatti e Tiziana Maiolo, erano i «negozi aperti d’agosto» hanno invece chiuso per ferie. Via da Milano, mentre aumenta il numero dei milanesi presenti: 130mila persone in più rispetto al 2007. Anche loro, come tutti gli altri, a girovagare per i quartieri sperando di fare la fila dal fornaio, dall’ortolano o dal salumiere.
Speranza che nel viaggio cittadino de il Giornale su trentaquattro chilometri si concretizza appena diciannove volte. Impossibile fare acquisti alimentari lungo Buenos Aires, Farini, Monte Nero, Premuda e Piave (con l’esclusione dei supermercati aperti, naturalmente). Va meglio se la caccia riguarda il sexy shop, il parrucchiere o la merceria. Ma, attenzione, in questi casi - rimarca Assoedilizia - si tratta «di esercizi commerciali gestiti da extracomunitari». Negozi, diciamo, etnici aperti sempre e comunque, mentre i «nostri» hanno disertato. Denuncia di una serrata che non esiste, parola dell’Unione del Commercio: «Dietro al bancone sono molti più del previsto» fa sapere Giorgio Montingelli, «chi ci ha dato la parola di aprire, be’ l’ha mantenuta».
Valutazione che l’Osservatorio di Milano respinge con un tour guidato nel quartiere «senza pane e medicine»: zona otto. «È il regalo del sindaco Letizia Moratti ai milanesi» commenta l’Osservatorio. E, intanto, oggi 1200 anziani saranno «ospiti» a pranzo del sindaco. Domani, anche per loro fortuna, c’è sempre il supermercato.