Alimentari alle stelle, a Milano spesa più salata

È la città con il record negativo: solo a Bolzano il cibo costa di più. Il Comune cerca di correre ai ripari per difendere anziani e famiglie. I dati Istat sui venti capoluoghi di regione: il prezzo di carne,
frutta e pesce supera del 26% la media nazionale. Si spende meno solo
sul vestiario

A Milano fare la spesa costa più che in qualunque altra città italiana, se si esclude Bolzano. Ben l’11,2 per cento in più. Percentuale che sale di quasi 15 punti se nel carrello finiscono prodotti freschi, in particolare carne, pesce, ortaggi, frutta e verdura. L’ennesimo allarme sul costo della vita arriva in seguito a un’indagine condotta dall’Istat in collaborazione con Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarne che confronta i prezzi applicati nei venti capoluoghi di regione.
Milano risulta la città più costosa, alle spalle di Bolzano, nel settore agroalimentare. Mentre è in assoluto la meno economica nel comparto relativo all’arredamento della casa. Qui, infatti, rispetto alla media nazionale, i prezzi sono più alti del 25,8 per cento. Il capoluogo lombardo risulta virtuoso soltanto nel settore abbigliamento e calzature, che segna un confortante meno 0,7 per cento. Tutta colpa dell’inflazione. Ma non solo. «Il fatto che a Milano i prezzi siano più alti che in altre città dipende anche dal mercato immobiliare - spiega l’assessore comunale alle Attività produttive Tiziana Maiolo - Se le case costano tantissimo, proprio perché la città è considerata prestigiosa, è chiaro che i commercianti, dovendo pagare affitti esosi, tendano a gonfiare il prezzo dei prodotti in vendita».
Proprio per contenere i continui aumenti, Palazzo Marino ha varato numerose iniziative. Con il chiaro obiettivo di sostenere soprattutto i cittadini in difficoltà. «Per il momento - conferma la Maiolo - siamo concentrati su anziani e famiglie, che sono le fasce della popolazione più fragili». Il primo passo è stato compiuto nei mercati comunali coperti. Qui, per due settimane, numerosi prodotti sono stati venduti con forti sconti. «Noi abbiamo pensato agli anziani - dice la Maiolo - accompagnandoli con i pulmini».
Poi sono arrivate le gite in cascina, «dove c’è la giusta proporzione fra qualità e prezzo. L’esperienza riprenderà la prossima settimana». Infine, la quarta domenica del mese, nella quale diverse categorie di commercianti vendono i propri prodotti sottocosto. «Iniziative positive - commenta Marco Donzelli del Codacons - ma non ancora sufficienti. Chiediamo che per calcolare l’inflazione venga creato un indice del costo della vita ad hoc».