Alimenti scaduti riciclati per nuovi

Ritiravano merce alimentare scaduta, e la mescolavano con altra fresca, rivendendo prodotti deteriorati, ben confezionati, come se fossero «nuovi». Gli alimenti avevano forti cariche batteriche ed erano destinati anche a supermercati con diffusione nazionale. La Guardia di Finanza della Spezia ha scoperto la truffa e denunciato all'autorità giudiziaria i tre responsabili della società.
A dare l'allarme sono stati alcuni consumatori che si sono resi conto di aver mangiato cibi scaduti: le analisi chimico batteriologiche hanno accertato la presenza di muffe, coliformi fecali ed escherichia coli, un batterio pericoloso, che in soggetti deboli come bambini e anziani può provocare l'insorgenza di colera e tifo.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle, la società ritirava dal mercato alimentari scaduti, li faceva bollire di nuovo, e li mescolava con alimenti freschi, producendo così un miscuglio che spacciava per sano e genuino.
Una denuncia di privati cittadini, che avevano avvertito malessere e sospettavano di aver ingerito sostanze avariate ha fatto scattare i primi controlli. I piatti riproposti in circuito erano orecchiette e fagioli, cipolle e pomodoro, oppure riso e verdure, ma anche minestroni, parmigiana, patate arrosto, peperonate e perfino la «mesciua», il piatto tipico spezzino, fatto con granaglie lasciate bollire a lungo.
I laboratori di analisi interessati, alla Spezia e all'Università di Pisa, hanno verificato la carica microbica, le muffe, i lieviti, i batteri. È scattata così la perquisizione del capannone industriale all'interno del quale si lavoravano i prodotti: in un frigorifero, c'erano le confezioni di alimenti scaduti, minestrone e insalate d'orzo, sulle quali era stato scritto «da riaprire».

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