Ma Alinghi continua a essere la barca da battere

I l verdetto delle regate di flotta dell’Act 13 che concludevano la fase preliminare della America’s Cup è che Alinghi continua ad essere la barca da battere. La velocità di Sui 91, quella che Bertarelli ha scelto di schierare mentre Sui 100 è ancora nel capannone sottoposta a lavori vari, ha lasciato tutti attoniti. Anche il suo equipaggio che, viste le partenze poco brillanti di Ed Baird, credeva di aver più difficoltà a vincere. Invece no, Alinghi è il solito Alinghi: con quella capacità di recuperare da qualsiasi posizione che lo rende unico.
Sul piano emotivo per il Defender questa è una vittoria importante, perché lascia invariata, forse aumenta, la distanza tra lui e gli altri 11 sfidanti che iniziano adesso la loro battaglia per il posto al sole. Vincere la Louis Vuitton Cup è il passo necessario per arrivare alla sfida e nelle prossime settimane il programma è serrato, con poche pause e molte regate determinanti. Sulla carta hanno un vantaggio i team ricchi di uomini e mezzi. Perché due regate al giorno nella prima fase per alcuni velisti, come i grinder, significano anche un dispendio di energie formidabile: si arriva a cinque, seimila calorie al giorno, quote da ciclista impegnato in una corsa a tappe.
La classifica dell’Act, fatta sulla media dei risultati e non sugli exploit giornalieri, sembra veritiera delle forze messe in campo: nell’ordine Alinghi, che da ora sarà semplice osservatore, Emirates Team New Zealand, Mascalzone Latino Capitalia, Luna Rossa, Bmw Oracle e Desafio. Ma non tutti hanno davvero schierato la combinazione più veloce di cui dispongono: Emirates e Bmw hanno tenuto le barche più nuove al sicuro, contando di conservare il loro posto senza difficoltà. Attenzione, abbiamo scritto forze messe in campo, perché il «sandbagging», che vuol più o meno dire far finta di andar piano, è ancora di moda. La stessa Luna Rossa sembra aver giocato con esperimenti di assetto e vele e dai Round Robin ci si aspetta un’altra Luna vista la confidenza dell’equipaggio nelle prestazioni della barca. Certo è che per scegliere i quattro semifinalisti sembra di dover andare poco lontano da questa lista di cinque cui si possono aggiungere forse Victory, +39, se la riparazione dell’albero avrà successo, e Shosholoza. I sindacati più piccoli più che vincere possono rompere gli equilibri, basta che un big perda un paio di regate per dover aprire il pallottoliere e rifare tutti i conti. Anche per questo non è un caso che in regime di votazione segreta gli sfidanti abbiano negato il cambio di Protocollo che sarebbe servito a +39 per usare un albero versione cinque costruito per un altro sindacato. A parole son stati tutti buoni a raccontare valori sportivi, ma come ha scritto Oscar Wilde: «Metti all’uomo una maschera e ti dirà la verità».