Alitalia, accordo o fallimento: ultimo volo

Gli autonomi non mollano. Sciopero Cub: cancellati 40 voli, disagi e ritardi in molti aeroporti. E a Fiumicino sfilano mille lavoratori. <strong><a href="/a.pic1?ID=291275">L'ultimatum di Colaninno</a></strong>: &quot;Non c'è più una lira&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=291271">Bonanni pronto a dire sì</a></strong>: &quot;Stipendi salvi&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=291273">Il tormento di Epifani paralizzato dalla politica</a></strong>

Roma - «Non c’è più nulla di cui discutere, non c’è una lira in più da condividere». Il presidente di Cai, Roberto Colaninno, ha spiegato alle nove sigle sindacali riunite a Palazzo Chigi per discutere del salvataggio di Alitalia che non ci sono ulteriori margini di modifica della proposta. In due settimane di trattative, ha aggiunto, le organizzazioni dei lavoratori hanno già ottenuto «più di quello che era previsto potessero ottenere».

Certo, anche se Colaninno ha iniziato la sua relazione sottolineando che «non è un aut aut ma un tentativo di rilanciare Alitalia con il consenso dei lavoratori», il tempo a disposizione è scaduto. «La risposta deve arrivare entro le 15.50 di domani (oggi, ndr)», ha precisato, a scanso di equivoci, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Alle 16, infatti, si riunirà il vertice di Cai per stabilire se proseguire con l’offerta oppure desistere.

Il giorno fatidico si avvicina e gli auspici non sono i migliori. Ieri lo sciopero indetto dal sindacato Cub ha costretto la ex compagnia di bandiera a cancellare 40 voli. I disagi negli aeroporti sono stati acuiti anche dalle manifestazioni di protesta di assistenti di volo e personale di terra che sono proseguite in serata.

Un’ultima concessione, però, è stata fatta: Cai è disponibile a redistribuire ai lavoratori il 7% degli utili al netto delle tasse dopo il primo biennio. Il 45% andrebbe ai piloti, il 30% agli assistenti di volo e il 25% al personale di terra. E va detto che, in parallelo, si è continuato a lavorare per il salvataggio di Atitech, la controllata attiva nella manutenzione. Cai intenderebbe ancora affidarle ancora dei contratti, mentre nella compagine societaria dovrebbe entrare il tandem pubblico Fintecna-Finmeccanica. Non tutti gli 800 posti di lavoro a Napoli sono a rischio.

I toni ultimativi hanno determinato un ulteriore sgretolamento del fronte sindacale. Cisl, Uil e Ugl hanno aderito. «Proposta suggestiva» per Bonanni, «disponibilità totale» di Polverini mentre per Angeletti «non è il punto d’arrivo sperato» ma, tutto sommato, l’invarianza dei salari in cambio di un aumento della produttività è un accettabile compromesso. Compromesso che le altre sei sigle tardano ad accettare. Per la Filt-Cgil il segretario Solari ha rilevato che «è necessario allargare il consenso» non nel numero delle sigle ma in quello dei lavoratori.

Anpac, Anpav, Avia e Sdl si sono lamentate di non essere a conoscenza del secondo documento stilato da Cai oltre all’accordo quadro e relativo alla stipula dei contratti. Una questione di lana caprina considerato che nella successiva riunione intersindacale è stato portato a conoscenza di tutti. Le linee guida sono le stesse anticipate nei giorni scorsi. L’Unione piloti è propensa al rifiuto. «Senza elementi nuovi diciamo di no», ha affermato il presidente Massimo Notaro.

Ma il vero problema è che nessuna delle sigle «resistenti» vuole scontentare la propria base, a partire dalla Cgil che cerca di guadagnare tempo per far digerire ai suoi l’amara pillola. Allo stesso modo, le rappresentanze dei piloti sanno che il loro potere di interdizione, in caso di esito positivo del negoziato, sarà praticamente azzerato.

Di qui il diktat di Cai che, senza un assenso della Cgil, sarebbe propensa ad abbandonare. Anche per questo motivo ieri sera, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe detto ai suoi che «se la Cgil non firmerà l’intesa se ne dovrà assumere ogni responsabilità, se ne dovrà assumere il peso». D’altronde, sempre lo stesso Berlusconi ha espresso soddisfazione per come il sottosegretario Letta e i ministri Sacconi, Scajola e Matteoli hanno condotto il negoziato.

«Credo che già ci sia una importante base di consenso», ha chiosato il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, «perché ormai è chiaro che non ci sono alternative se non il fallimento». Proprio nella giornata nella quale lo sciopero indetto dal Cub ha bloccato 50 voli a Fiumicino, si comprende bene che non è possibile andare oltre. O accordo o libri in tribunale. Anche se nel governo c’è chi spera, se Cai dovesse ritirarsi, in un nuovo «cavaliere bianco».