Alitalia: Aeroflot lascia, anzi resta. Per ora

Mosca critica il Tesoro «che pensa solo al prezzo» A Piazza Affari -1,9%

da Milano

Sul fronte della privatizzazione dell’Alitalia la giornata di ieri è stata caratterizzata dall’annuncio, e poi dalla smentita, del ritiro di Aeroflot da una parte, e dall’ipotesi, poi, che il Tesoro possa far slittare il termine per la presentazione delle offerte vincolanti, oggi fissato al 2 luglio. Di prima mattina le notizie arrivano da Mosca, dove un’agenzia annuncia che Aeroflot «lascia»; subito la portavoce della compagnia si affretta a smentire, precisando: «Per il momento restiamo». Dalla Russia arrivano critiche: «Il governo italiano non vuole sviluppare il vettore nazionale, ma solo ottenere la cifra più alta possibile». Considerazione bizzarra, questa, visto che il meccanismo previsto è quello di delegare un soggetto indipendente - Crédit Suisse - a stabilire, segretamente, il prezzo giusto, al quale deve allinearsi l’offerta. Nessuna trattativa, quindi, nessuna richiesta di prezzo.
Unicredit, che affianca Aeroflot con il 5% nella cordata, non ha commentato: ma l’istituto ha sempre precisato che il suo ruolo è quello tipico di una banca d’affari, e che la sua partecipazione è soprattutto in funzione di consulenza, che Aeroflot pagherà anche se la cordata deciderà di ritirarsi.
La compagnia statale russa ha anzi annunciato di voler incontrare i sindacati di Alitalia, dopo aver saputo di contatti avuti anche dai concorrenti di Air One. Il piano industriale di Aeroflot dovrebbe essere molto gradito alle nervose sigle dei lavoratori di Alitalia, perché non prevede tagli al personale (Air One invece prevede 2mila licenziamenti). Resta comunque un fatto: continui o abbandoni, l’attuale piano industriale di Aeroflot è molto debole, un semplice mantenimento dello status quo che prevede perdite per i prossimi cinque anni. Se il piano ha passato la seconda tappa, quella delle offerte non vincolanti, è solo - come fa notare una fonte bene informata - «perchéíin quella fase si trattava di non-escludere, e non di scegliere». A rigore, già l’offerta preliminare aveva messo in difficoltà i valutatori. Se comunque Air One dovesse rimanere unico candidato, questo non significa che sarebbe necessariamente l’acquirente.
L’ipotesi - né smentita né confermata dal ministero - che il Tesoro possa prorogare oltre il 2 luglio il termine per le offerte definitive è comunque indicativa del clima di incertezza e di preoccupazione per l’esito della gara. Il rinvio non è stato «ufficialmente» richiesto dai candidati, ma questi fanno intendere che non sarebbe certo male accolto (dopo i malumori per i dati lacunosi messi a disposizione). In serata era anche serpeggiata la voce di un ingresso a sorpresa di un investitore straniero in una delle cordate; indiscrezione di buona fonte che tuttavia non ha trovato conferme.
Sul tema (Alitalia in Borsa ieri ha perso l’1,89%) si è sollevato un polverone di polemiche a livello politico. Da registrare un’interrogazione di Egidio Pedrini (deputato di IdV ed ex dirigente Alitalia) che solleva - pur senza farne il nome - l’incompatibilità di Berardino Libonati, che oggi è contemporaneamente presidente di Alitalia e della Banca di Roma, tradizionalmente un importante finanziatore di Air One.