Alitalia, Berlusconi affronta l’emergenza Ermolli chiede i dati

Il consulente, su incarico del presidente del Consiglio, vuol vedere i «numeri» della compagnia sui quali poter costruire la cordata italiana

da Milano

Silvio Berlusconi non perde tempo e a poche ore dal giuramento del suo governo mostra di voler affrontare il tema Alitalia. La mossa è stata resa pubblica ieri sera: Bruno Ermolli - che ha la «delega» al dossier - ha rivolto alla compagnia una richiesta di dati e informazioni aggiornate. Lo scopo, come spiegato dallo stesso consulente, è di analizzare il materiale «con gli imprenditori e gli investitori maggiormente interessati a elaborare un’ipotesi di sostenibilità economica e finanziaria di un progetto di rilancio per la compagnia». Un comunicato di Alitalia ha confermato la richiesta, di cui è stato «prospettato il carattere essenziale» al fine di «elaborare un eventuale progetto di rilancio della compagnia».
È una formale istanza di accesso alla «data room», resa ancora più solenne perché rivolta sotto l’egida del presidente del Consiglio, il quale ha pubblicamente assunto un personale impegno per la soluzione della vicenda. Il quesito che molti si ponevano, nelle ultime settimane, era di prassi: prima i dati o prima la cordata? Prima i numeri o prima i nomi? Entrambe le ipotesi avevano un significato, ma si è evidentemente imposta la convinzione che debba essere lo stesso Ermolli a verificare i conti della compagnia, assistito da esperti (si parla di Kpmg), per riferire direttamente a Berlusconi, e per poi passare a «costruire» - se attuabile - e a rendere nota la cosiddetta «cordata italiana».
L’accesso a dati dettagliati e aggiornati - contenuti nella cosiddetta «data room» e approfonditi nella «due diligence» - è un elemento preliminare per qualunque operazione di acquisizione. Sui dati ha ripetutamente acceso polemiche Air One, da sempre interessata a rilevare Alitalia, denunciando di non essere stata messa al corrente in maniera sufficiente sullo stato di Alitalia, nè nella prima fase di gara (quella bandita dal governo), né nella seconda, affidata alla gestione della stessa compagnia pubblica, su incarico dell’azionista-Tesoro.
I dati richiesti sono la «radiografia» della società, in termini di flussi di costi e di ricavi, di flotta, di network, di diritti, di potenzialità inespresse, sia patrimoniali che operative. Una mole di lavoro impegnativa: ad Air France, nella fase conclusasi con l’offerta vincolante, erano state accordate otto settimane. Nei giorni scorsi Air One faceva sapere che ne sarebbero bastate anche due o tre.
La conoscenza di dati certi può permettere a investitori interessati di formulare un piano e di valutare l’ingresso nel capitale della compagnia; da mesi, infatti, sono state ripetute, da varie parti, espressioni di disponibilità sempre condizionate «all’esistenza di un progetto» di risanabilità e di rilancio.