Alitalia, Berlusconi: pronta cordata italiana Ma Passera frena: "Sul tavolo non c'è nulla"

L'iniziativa del leader del Pdl ha sparigliato le carte. Persino la cgil chiede tempo. La soluzione? Un prestito ponte per evitare il commissariamento. <strong><a href="/a.pic1?ID=249464">L'ad di Intesa scettico sull'ipotesi AirOne</a></strong>

Roma - Un prestito ponte per Alitalia, utile a evitare il commissariamento e consentire, allo stesso tempo, la formazione di una cordata imprenditoriale tricolore pronta a presentare un’offerta per la compagnia, in alternativa ad Air France. Silvio Berlusconi racconta d’averne parlato personalmente con Romano Prodi nel corso di una conversazione telefonica. Il leader del Pdl non ha trovato ostilità preconcetta nel premier uscente: Prodi avrebbe però chiesto che le nuove, eventuali offerte per Alitalia, siano «serie» e presentate in tempi brevi. E ha negato che vi siano stati veti governativi su offerte differenti, in concorrenza con quella francese.

Nelle casse della società ci sono meno di due mensilità di stipendio per i dipendenti, e il commissario è alle porte. Il prestito ponte consentirebbe ai possibili «competitori» italiani di Air France di effettuare una verifica dei conti, e quindi presentare un piano industriale non improvvisato. «Senza una compagnia di bandiera saremmo la Cenerentola d’Europa - osserva Berlusconi, intervenendo all’assemblea di Confcooperative - , non possiamo rinunciarvi. Dopo l’offerta di Air France, arrogante e irricevibile, sono sbottato, ed ho rivolto un appello agli imprenditori italiani che hanno un briciolo d’orgoglio perchè presentino un’offerta alternativa». Il Cavaliere rivela d’aver preso personalmente dei contatti, e dice d’essere fiducioso. Allo stesso tempo, puntualizza che non vi è un interesse suo personale o della famiglia per la compagnia. «Se però chiedessero ai miei figli di intervenire, sono certo che farebbero la loro parte», precisa. Critica infine il governo Prodi che ha gestito la vicenda dimostrando «incapacità e disattenzione», replicando in qualche modo la «svendita della Sme».

L’iniziativa berlusconiana ha sparigliato le carte, che sembravano finora indicare un vincitore obbligato nel gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta. Persino la Cgil, oltre a Cisl e Uil da tempo ostili alla soluzione Air France, chiede tempo al governo. «Le decisioni devono essere rimandate al dopo elezioni - osserva Guglielmo Epifani - quando avremo un nuovo governo». La replica governativa ha l’aria piuttosto stizzita. «Quella di Air France è una proposta seria, l’alternativa è il commissariamento», sostiene il ministro dell’Economia, Tomaso Padoa-Schioppa. «Chi è interessato si faccia avanti con una proposta concreta - aggiunge Tps - altrimenti distrugge una possibilità di vendita anzichè crearne una nuova. I tempi sono strettissimi, e non possono dipendere dal calendario politico». Walter Veltroni, come spesso gli accade, non prende posizione netta in proposito, e afferma che Berlusconi parla «con leggerezza». Ma Francesco Rutelli, che non ha mai nascosto l’antipatia per l’offerta transalpina, ora invita il Cavaliere a uscire allo scoperto: «Se esiste una cordata italiana disposta a rilevare l’Alitalia, allora si faccia avanti: sono rimaste poche ore per salvare la compagnia». Anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, apre a un’offerta alternativa a quella di Air France.

Vista dal centrodestra, la situazione non pare irrecuperabile. «Berlusconi ha detto una cosa giusta - osserva Gianfranco Fini - : possibile che la proposta francese, giudicata malissimo dalla Confindustria e dai sindacati, sia l’unica in campo? Possibile che altri imprenditori italiani non possano farsi avanti»? E Roberto Maroni, con il futuro di Malpensa in mente, dice: Prodi fermi tutto, e riapra la trattativa. La pausa pasquale offre un po’ di tempo ai protagonisti della vicenda: qualcosa di concreto potrebbe emergere la prossima settimana.