Alitalia, la Borsa crede in una svolta

da Milano

«Se ne è parlato e se ne parlerà», ma per avere risposte sul futuro di Alitalia bisognerà attendere ancora qualche giorno. Lo ha detto ieri, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, evitando di fornire indicazioni sulle indiscrezioni di stampa apparse sui giornali, ma limitandosi a dire che per avere delle risposte «è questione di giorni». E sulla riapertura dei giochi per la privatizzazione, il titolo della compagnia, in un contesto generale ribassista, anche ieri ha proseguito il proprio recupero a Piazza Affari con un più 3,73% a 0,82 euro, portando a più 9% il rialzo da inizio settimana.
Il primo appuntamento in programma è il consiglio di amministrazione del primo agosto prossimo. In quella sede il cda dovrebbe tracciare le linee guida per traghettare la compagnia fino all’atto della vendita. Ieri mattina, secondo quanto risulta a il Giornale, il presidente Berardino Libonati avrebbe incontrato il ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa per concordare le proprie dimissioni. Ma il ministro avrebbe chiesto a Libonati di rimanere al suo posto fino alla definizione di come avverrà la vendita e da chi verrà gestita.
Infatti in queste ore il governo si interroga su chi dovrà farsi carico di portare sul mercato la compagnia aerea in crisi: se lo stesso esecutivo o il management della compagnia, o una banca d’affari. Le procedure possibili appartengono a due tipologie, come detto anche giovedì in Parlamento dal ministro del Tesoro: la trattativa privata e la gara competitiva sui diritti di opzione su quote di ricapitalizzazione.
A livello di governo sembrano due gli orientamenti. La prima ipotesi sarebbe quella di affidare ad una banca d’affari la gestione dell’asta competitiva sui diritti di opzione. La seconda, che sarebbe la preferita dal ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, punta sul fatto che a gestire la vendita sia direttamente il governo o il management stesso di Alitalia. Nel caso di gestione a carico del governo è chiaro che sarebbe rafforzata la posizione dei Trasporti, visto che il Tesoro propende per soluzioni diverse; nel caso in cui la gestione venisse affidata al management si giungerebbe probabilmente alla nomina di un nuovo presidente al posto di Berardino Libonati.
La realtà è che i tempi si allungano. Se il governo era convinto di chiudere in un paio di mesi (forse entro settembre) la vendita, ora come ora è difficile fare previsioni. Di fatto fino ad oggi la gara per la privatizzazione ha fatto male alla compagnia che come prima conseguenza ha registrato una sensibile perdita del valore del titolo.