Alitalia, braccio di ferro tra Police e l’advisor Intesa

Il presidente difende la «continuità aziendale» sulla quale si è impegnato contro la «discontinuità» di un commissariamento

da Milano

«Credo che per Alitalia si sia vicino a una conclusione che potrà rilanciare una compagnia a capitale italiano». Lo ha affermato ieri il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola. Quanto all’ipotesi di un commissariamento della compagnia, il ministro ha spiegato che «gli strumenti devono essere ancora definiti e quando qualcuno lavora bisogna lasciarlo lavorare in silenzio».
Le continue indiscrezioni sul futuro di Alitalia sembrano un modo per sondare a distanza sindacati, politici, controparti, mercato. Sarà un piano sul quale sarà molto difficile, se non impossibile, trovare un consenso generale, a ogni livello. Si avvicina il 10 agosto, scadenza del termine entro il quale l’advisor Intesa Sanpaolo dovrà svelare il suo piano; Corrado Passera ha detto più volte che il tempo utile sarebbe stato utilizzato fino all’ultimo.
Il lavoro di Intesa, al di là delle indiscrezioni, resta segreto per la stessa Alitalia; qualcosa viene riferito al presidente Aristide Police, ma per rispetto della carica, quasi per dovere d’ufficio. Per il resto, serpeggia molto malumore al vertice della compagnia, e i manager di grado più alto vedono tutti con diffidenza e con resistenza le manovre in corso, dalle quali sono tenuti estranei; il gelo dell’advisor nei confronti del management Alitalia trae comunque forza dalla fiducia del Tesoro. Alcuni dirigenti hanno chiesto di trattare la liquidazione per andarsene, ottenendo un cortese diniego. Nelle ultime settimane sono comunque usciti Andrea Tucci (commerciale) e Giorgio Callegari (alleanze), passati a Air One, e Ilaria Bramezza (comunicazione). Persone vicine riferiscono dell’imbarazzo di Police, che ha sottoscritto, col bilancio, la prospettiva di continuità aziendale, sostenendola poi in molte dichiarazioni pubbliche, e ora invece si trova di fronte a forti progetti di discontinuità (leggi: commissariamento). Ma anche di un suo atteggiamento polemico. Police anche ieri, dopo un incontro a Palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta, ha ribadito: «La continuità aziendale non è una valutazione astratta» ma si basa su «provvedimenti di legge». Egli ha davanti a sé due scadenze vicine, la presentazione del piano di Intesa e la semestrale (8 agosto); e tre alternative: dimettersi, accettare il piano o portare lui stesso i libri in tribunale. Ma il governo sta lavorando all’adattamento della legge Marzano per le imprese in crisi, per renderla aderente alle esigenze dell’Alitalia, ed è improbabile che Police di sua iniziativa possa giocare d’anticipo sulle nuove norme.
Quanto al piano, finora le indiscrezioni spaziano in termini di numeri e di modalità. Gli esuberi, il punto più delicato, sono stati variamente indicati, fino a 10mila; se il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha dichiarato che 4mila «sarebbero gestibili», significa che questo è il livello di accettazione da parte del sindacato. La quantità di tagli è legata al perimetro di attività della «nuova» Alitalia (che sarà una newco); l’indirizzo è quello di lasciare a un diverso destino tutta Az Servizi (tranne parte della manutenzione) e il cargo. Nella newco, Air One apporterà asset (flotta), non capitali, in cambio di una quota prossima al 30%, senza incarichi di governance. Ma è ancora allo studio se Carlo Toto conferirà gli aerei in proprietà o in affitto. L’integrazione delle due compagnie porterà a una razionalizzazione delle attività centrali, ma anche del network: la filosofia del piano va proprio in direzione di una riduzione dell’offerta, nell’ottica di un forte recupero di quote di mercato in Italia. Una nuova Alitalia ridimensionata, sollevata dai debiti (per effetto del regime di amministrazione straordinaria), e dotata di capitali freschi (Intesa e cordata italiana, all’incirca 700 milioni) nascerebbe «sana». Quanto ai contorni monopolisti che assumerebbe la tratta Linate-Fiumicino, molti invocano una deroga e chiamano in causa i treni ad alta velocità come nuovi concorrenti da considerare; ma ieri il presidente dell’autorità Antitrust, Antonio Catricalà, ha ricordato che una deroga comporterebbe tempi molto lunghi.