Alitalia, Brunetta duro: andiamo avanti anche senza ok del sindacato

La quota degli esuberi non è ancora definitiva. Ma Sacconi assicura: &quot;Saranno assorbiti nel privato&quot;. Il commissario Fantozzi riceve l’offerta della Cai per l’acquisto degli asset Alitalia. Marrazzo scende in campo. <a href="/a.pic1?ID=287869" target="_blank"><strong>Trasporto aereo internazionale</strong></a>: perdite per 5,2 miliardi di dollari nel 2008

Roma - Il commissario straordinario Augusto Fantozzi conferma di aver ricevuto l’offerta della Cai, la Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, per l’acquisto degli asset Alitalia. Intanto da Palazzo Chigi arrivano chiari segnali di voler chiudere al più presto. Con o senza i sindacati, fa sapere il ministro Brunetta. Ma il collega Sacconi assicura: "Non abbiamo mai pensato che i lavoratori in esubero di Alitalia potessero essere ricollocati nella Pubblica amministrazione, dove si entra solo per concorso pubblico. Fin dal primo giorno abbiamo indicato il settore privato".

Arrivata l'offerta della Newco Il commissario straordinario Augusto Fantozzi conferma di aver ricevuto l’offerta della Cai, la Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, per l’acquisto degli asset Alitalia. "Il Commissario Straordinario - si legge in una nota di Fantozzi - comunica di aver ricevuto il primo settembre 2008 da Cai, Compagnia Aerea Italiana srl - un’offerta per l’acquisto di compendi aziendali costituenti parti significativa delle attività del gruppo Alitalia. Il Commissario Straordinario - prosegue la nota - rileva, anche se in via del tutto preliminare, che l’offerta ricevuta appare volta a soddisfare le finalità di cui al decreto legge 23 dicembre 2003 n. 347, così come recentemente modificato. Il contenuto dell’offerta è soggetto a riservatezza. Il Commissario Straordinario - conclude la nota - si riserva di esaminare l’offerta e di coltivare una trattativa sulla base della stessa nell’interesse dei creditori, delle salvaguardia dei complessi aziendali e della continuità del servizio pubblico".

Colaninno a Bruxelles Oggi il presidente di della Compagnia aerea italiana Roberto Colaninno, candidatosi al salvataggio di Alitalia, ha discusso con i tecnici della direzione Trasporti di Bruxelles di prestito ponte e bad company. Secondo quanto spiegato da una fonte comunitaria, Colaninno ha incontrato i tecnici della direzione e gli uomini del gabinetto del commissario ai Trasporti, Antonio Tajani. Oggetto della riunione gli aiuti di stato, come il prestito ponte, ma anche la bad company. La Dg trasporti, che a differenza di altri settori ha poteri di vigilanza sugli aiuti di Stato, vuole "capire se l’eventuale liquidazione delle attività in perdita di Alitalia possano configuare un aiuto di Stato che potrebbe venir sanzionato dalla Ue", ha spiegato la fonte. Alla riunione, durata circa un’ora e mezza e da poco finita, non hanno partecipato i tecnici della direzione per la Concorrenza che stanno invece applicandosi sui fatturati di Alitalia e AirOne: "Devono stabilire se le due compagnie abbiamo più o meno di due terzi del loro fatturato realizzato sul mercato italiano. Se così fosse, l’eventuale fusione delle due società non sarebbe di competenza della Ue. Risultato: l’Unione non potrebbe intervenire in materia di slot, deroghe alla normativa antitrust e sulla fusione stessa", ha detto ancora la fonte. Il piano di salvataggio, messo a punto da Intesa Sanpaolo con la cordata di imprenditori italiani guidata da Roberto Colaninno, prevede che le attività in bonis della commissariata Alitalia vengano vendute alla Cai e fuse con altre attività di AirOne, mentre le rimanenti rimarrebbero in mano al commissario per un’eventuale vendita o liquidazione. 

Gli esuberi nel privato Gli esuberi - il cui numero è stato ventilato nei giorni scorsi - non saranno assorbiti dal settore pubblico. Già il ministro Renato Brunetta si era opposto a questa eventualità. Oggi il collega al Lavoro l'ha confermato. "Abbiamo detto che questi lavoratori avranno un reddito protetto per sette anni, ma penso che prima possano essere ricollocati in altre attività frutto dell’incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro". Già nel primo Consiglio dei ministri è stato esplicitamente detto che sarebbero stati ricollocati in aziende private, ha ribadito Sacconi precisando che gli incentivi ai datori di lavoro, in tal caso, "sono quelli ordinari e non straordinari, sono quelli che qualunque datore di lavoro ottiene se assorbe i lavoratori dalla Cassa integrazione o dalla mobilità".

Quota ancora da definire Il ministro Sacconi sostiene che non è ancora possibile definire il numero dei lavoratori Alitalia che dovranno essere licenziati. "Non abbiamo ancora piena cognizione del piano industriale, solo il commissario Fantozzi sta facendo una prima valutazione", ha aggiunto il ministro del Lavoro spiegando che questi lavoratori avranno "un reddito protetto per sette anni". Sacconi crede che "prima possano essere ricollocati in altre attività frutto dell’incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro". Gli incentivi ai datori di lavoro saranno "quelli che qualunque datore di lavoro ottiene se assorbe i lavoratori dalla Cassa integrazione o dalla mobilita".

La trattativa con i sindacati Quanto alla trattativa con i sindacati, il ministro sostiene di aver visto "tutti i sindacati disposti a entrare nel merito, consapevoli di avere pochi giorni davanti". "Hanno chiesto che sia un confronto autentico e non un prendere o lasciare - ha continuato - su questo vi è la nostra disponibilità e anche quella dei nuovi acquirenti. Tuttavia vi sono i tempi imposti dalle condizioni della società che a pochi giorni di autonomia finanziaria". Poi ha puntualizzato: "Purtroppo i debiti della vecchia Alitalia sono un problema di tutti". Il ministro ha negato che con l’offerta di Air France la quota di esuberi sarebbe stata inferiore a quella attuale: "Il piano Air France non era sostenibile e gli esuberi sarebbero stati ben di più di quelli indicati. L’egemonia di un operatore concorrente sulla nuova società sarebbe stata predominante e via via avrebbe svuotato Alitalia, anche se forse sarebbe stato mantenuto il marchio in posizione secondaria per il controllo delle quote di mercato".

Brunetta: "Avanti anche senza sindacato" Il piano di salvataggio di Alitalia deve andare avanti anche senza l’intesa con i sindacati. Ne è convinto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, critico verso l’atteggiamento di disponibilità con le organizzazioni dei lavoratori manifestato dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. "Io - ha sottolineato Brunetta intervenendo a Omnibus estate su La7 - non avrei mai detto 'salta tutto se il sindacato non è d’accordo': per niente, si va avanti!". "Vorrei ricordare - ha aggiunto il ministro - che la situazione di Alitalia è il prodotto di cattiva politica certamente, ma anche di cattivo sindacato".

La mossa di Marrazzo Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, nel corso del tavolo interistituzionale con sindacati e enti locali sulla questione Alitalia, ha manifestato la volontà della Regione di entrare nella società Compagnia Aerea Italiana (Cai), presieduta da Roberto Colaninno. Il motivo di questa richiesta è la difesa degli interessi della Regione. "Propongo la presenza della Regione Lazio nella nuova compagnia a patto che sia una compagnia competitiva che difenda lo sviluppo del territorio, e propongo che lo stesso faccia Formigoni", ha detto il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Marrazzo ha anche annunciato che domani incontrerà il presidente della società Roberto Colaninno con cui discuterà della questione. "La presenza del pubblico - ha proseguito Marrazzo - non è mai una presenza per motivare o accreditare ancora di più le capacità imprenditoriali, ma per garantire che la strategicità di cui si parla rimanga realmente collegata ai bisogni del territorio. Poichè per noi il distretto del volo è decisivo per l’economia e la vita di decine di migliaia di persone, io propongo che, come in Aeroporti di Roma, la Regione sia presente nella Cai".

Confturismo: bene la cordata, ora partner estero "La cordata di imprese italiane, da noi sempre auspicata, sta finalmente portando a termine un risultato importantissimo, ma non dobbiamo dimenticare i lavoratori e prestare la massima attenzione nella scelta del partner internazionale", dice Bernabò Bocca, presidente di Confturismo e vicepresidente vicario della Confcommercio. "L’essere riusciti a garantire l’esistenza del marchio e dunque di una compagnia di bandiera - prosegue Bocca - ha per il nostro Paese una importanza turisticamente strategica. I due passaggi che ora ci interessano da vicino sono la scelta del partner internazionale e la definizione di un piano di sviluppo verso quelle aree asiatiche ed oltreoceano indispensabili per la nascita di flussi turistici continuativi da Paesi quali la Cina e l’India". "Solo lavorando a un percorso comune - conclude Bocca - riusciremo ad avere una compagnia aerea davvero in grado di contribuire ad un rilancio a tutto tondo del sistema turistico nazionale".