Alitalia, c’è l’accordo sulla cassa integrazione

I sindacati confederali firmano nella notte dopo una lunga giornata di
trattative. Gli autonomi dicono ancora no Fantozzi taglia di nuovo i
voli, ormai ridotti a 200 al giorno. Cai chiede tempo, il commissario
resiste sul 1º dicembre

Roma - Ieri sera, a tarda ora, è arrivato l’accordo per la cassa integrazione dei 18.500 dipendenti del gruppo. L’intesa è arrivata poco dopo le 23.30, dopo una giornata piuttosto burrascosa. È stata firmata dai Confederali e dall’Ugl, ma non dagli autonomi. L’incontro tra azienda, sindacati e ministero del Lavoro aveva subito un irrigidimento, nel pomeriggio, che aveva indotto i sindacati a proporre una pausa di 48 ore. La pausa, però è stata negata e le parti hanno continuato a trattare. Uno dei problemi più spinosi riguardava il mantenimento del brevetto per i piloti in cassa integrazione, ai quali va assicurata l’attività al simulatore; nell’accordo quadro di settembre il problema era stato impostato per una soluzione che adesso sembrava mancare. Qualche impuntatura anche sulle modalità di pagamento delle tredicesime.
Senza cassa, Cai non avrebbe potuto procedere alla (ri)assunzione dei dipendenti. La stessa Cai è in attesa di un pronunciamento dell’Antitrust sulla sua offerta di cedere 50 slot. Ragioni per cui si dice impossibilitata a partire il 1º dicembre con l’operatività della Nuova Alitalia; necessiterebbe di almeno altre due settimane. Ma ieri il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha confermato che la scadenza del 1° dicembre non sarà modificata. Ha sottolineato che è anche l’interesse di Cai, che così potrà «prendersi il vantaggio di Natale, e cioè aerei pieni e ben organizzati. Io confido che partiranno con il piede sull’acceleratore».
Ma il freno, invece, l’ha nuovamente tirato lui: ieri il commissario ha annunciato da domani un nuovo, «consistente» taglio al network della compagnia, che dunque arriverà al passaggio di consegne con un’attività esangue. La causa ufficiale della decisione, che segue l’analoga di una settimana fa, risiede nel «perdurare del comportamento anomalo nelle procedure, dello stato di malattia da parte del personale di volo» e tiene conto «delle esigenze della cassa integrazione e degli adempimenti amministrativi per il passaggio a Cai». Fantozzi intende così «evitare problemi operativi e sugli aeroporti e ridurre al massimo i disagi alla clientela assicurando certezza sui voli». Pressoché inalterati i voli intercontinentali, i tagli si concentrano sui nazionali e gli internazionali. Sotto l’aspetto quantitativo, l’azienda non ha voluto specificare l’entità della sforbiciata. La stima è di un’ulteriore riduzione di un centinaio di voli che porterebbero l’operativo, secondo fonti sindacali, a circa 200 decolli e atterraggi al giorno.

Fantozzi si è esposto con una dichiarazione sull’alleato estero di Alitalia: «Il piano di Cai coincide con quello di Air France». Domani sarà comunque a Milano Wolfgang Mayrhuber, numero uno di Lufthansa, che terrà una conferenza stampa assieme alla Sea. Dal fronte Cai si sottolinea soltanto che la quota per il socio straniero «è all’asta» e che la scelta sarà fatta intorno a metà dicembre. Per gli esperti il confronto continua solo per cercare di alzare il prezzo che pagherà Air France.

In settimana dovrebbe chiudersi anche la trattativa in corso tra Cai e Carlo Toto per l’acquisto di Air One, condotta in maniera molto riservata. Definite le garanzie pregresse fornite da Toto, il nodo resta il prezzo, ma le indiscrezioni parlano sempre di 300 milioni. L’integrazione tra Alitalia e Air One avverrà comunque nel tempo, e sul medio periodo coesisteranno i due marchi e le due livree. L’unica decisione immediata sarà quella di eliminare i collegamenti in sovrapposizione. Oggi il cda Cai procederà al richiamo delle risorse necessarie a chiudere il contratto con il commissario, nell’ambito dell’aumenti di capitale da 1,1 miliardi già deliberato dall’assemblea.