Alitalia, in campo gli industriali veneti

L’agitazione sarà a oltranza e senza servizi minimi In Borsa meno 2,3%

da Milano

L’esperienza insegna che sarebbe bastato poco: un invito al ministero, qualche discorso interlocutorio che offrisse ai sindacati almeno un alibi. Invece il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, è stato molto netto nel negare un incontro ai sindacati; e questi non hanno avuto nessun appiglio per poter sospendere lo sciopero proclamato per venerdì 19. Sarà uno sciopero molto dannoso, a oltranza e senza servizi minimi garantiti. Si è creato uno stallo: il governo sembra non aver più spazio politico per intervenire, i sindacati non possono fare una retromarcia unilaterale. Ne faranno le spese, ancora una volta, i passeggeri e la compagnia: quest’ultima danneggiata proprio nel momento più delicato della transizione verso i privati. Il titolo a Piazza Affari ha chiuso in calo del 2,32% a 1,051 euro.
Ieri mattina una novità nel dibattito sulla privatizzazione l’ha lanciata Andrea Riello, presidente della Confindustria del Veneto: «Penso che gli industriali del Nord Est, attraverso le loro associazioni, debbano fare una riflessione se Alitalia può essere un’opportunità o no: e secondo me è una grande opportunità. Chiunque la pensi come me, sa dove trovarmi» ha detto Riello. A molti è sembrata una chiamata a raccolta di uomini e capitali, ma poi nel corso della giornata - al di là delle congetture - si è capito che si trattava soprattutto di un auspicio. Dal gruppo più importante del Nord Est, Benetton, è venuto un «no comment» su un’ipotetica cordata, con un richiamo alle recenti prese di distanza dalla vicenda Alitalia. Si è manifestamente chiamato fuori, invece, Paolo Sinigaglia, presidente di Alpi Eagles, che oggi intende concentrarsi sulla sua compagnia (quando nel 2001 aveva invece enfaticamente dichiarato interesse alla privatizzazione).
Venerdì prossimo, mentre sarà in corso lo sciopero e forse anche un sit-in davanti Palazzo Chigi, è previsto il consiglio di amministrazione della compagnia per affrontare questioni relative al piano industriale e ai conti. Il cda è ridotto ormai al minimo, tre persone soltanto, il presidente e ad Giancarlo Cimoli, il numero uno di Air France, Jean Cyril Spinetta, e il rappresentante del Tesoro, Giovanni Sabatini. Di ieri la comunicazione che si è dimesso Gabriele Checchia, che come ambasciatore in Libano non può dedicarsi all’incarico; qualche tempo fa si era dimesso anche il quinto consigliere, Roberto Ulissi, e non era stato sostituito.
Al termine di un’assemblea, ieri Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl, Sdl (ex Sult) e Unione piloti hanno dunque confermato lo sciopero «fuori dalle regole» (e giudicato illecito dal garante). I sindacati chiedevano un incontro al governo «per comprendere quale indirizzo l’esecutivo intenda dare al processo di privatizzazione». Ma il fronte della protesta è fortemente diviso: né l’Anpac (piloti) né la Uil hanno mai aderito all’iniziativa, mentre nei giorni scorsi l’Unione piloti aveva sollecitato un rinvio dell’astensione dal lavoro.