Alitalia, il cda è pronto a indicare Air France

Previsto a favore dei francesi il primo verdetto "tecnico". Poi il dossier passerà al governo per l’imprimatur politico. Verso la conclusione la lunga vicenda per la vendita della compagnia del Tesoro. L’offensiva dell’altro candidato, Air One

Milano - Sembra tutto già scritto: stamattina alle 10 si riunisce il consiglio di Alitalia e alla fine della seduta il presidente Maurizio Prato annuncia di aver individuato in Air France, sulla base dell’offerta non vincolante presentata all’inizio di dicembre, il candidato con il quale procedere alla trattativa in esclusiva. Sembrava così anche martedì scorso; poi, il rinvio a oggi, motivato con la necessità di approfondimenti. Primo quesito: oggi è il giorno buono? Pare di sì, non sembra esserci alcun appiglio per un nuovo rinvio. Secondo quesito: che cos’è cambiato da martedì a oggi? Apparentemente nulla. Il Financial Times, che ieri ha parlato di una decisione già presa, è stato seccamente smentito da Palazzo Chigi. In realtà un fatto sostanziale c’è stato: il governo ha dichiarato che esaminerà la scelta del cda di Alitalia entro la prima metà di gennaio. Che cosa significa? Che è stato deciso un periodo di decantazione sufficientemente lungo per dare ancora spazio al contendente escluso (secondo le previsioni, Air One) di adoperarsi per un colpo di teatro. Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ieri si è detto favorevole a una «promozione» di entrambe le proposte alla fase successiva. Ma, ragionevolmente, la decisione di oggi preluderà a quella finale: non è infatti immaginabile che il governo possa sconfessare una decisione del cda di Alitalia, espressamente incaricato dal governo stesso di individuare, su base tecnica, l’acquirente migliore.

È vero, tuttavia, che da qui al 15 gennaio (e i rinvii, come si sa, sono sempre dietro l’angolo), la vicenda assumerà connotazioni ancor più politiche, e che su questo versante la forza di Carlo Toto (Air One), strenuamente affiancato da Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), è ampiamente accertata. Una dichiarazione su Alitalia ieri è venuta anche da Silvio Berlusconi: «Dico una cosa sola: a un Paese importante come l’Italia è importante che resti una compagnia di bandiera». Anche Gianfranco Fini si è espresso a favore dell’italianità «ma - ha preferito precisare - è meglio valutare il piano industriale». Ieri il presidente francese Nicolas Sarkozy è stato festosamente accolto a Roma. Curiosa divergenza: Prodi ha negato che il tema Alitalia fosse in agenda, mentre Sarkozy ha detto di volerne parlare durante la cena a Palazzo Chigi.

Sul piano mediatico, va registrato il basso profilo di Air France, che anche ieri non ha reagito in alcun modo all’offensiva di Air One. Ma al Tg1 delle 20, dove l’altro ieri è stato ospitato Corrado Passera, è stato intervistato il direttore del settimanale britannico The Economist, nettamente schierato per Air France. Air One ha illustrato il proprio progetto acquistando intere pagine sui quotidiani e ha aperto un sito (www. aironeperalitalia.it) per mettere a disposizione di tutti la sua proposta. Ma non è ancora chiaro come la società possa far fronte a investimenti programmati per 5,3 miliardi.
Ricordiamo che Air France propone uno scambio con le azioni della propria holding valorizzando il titolo Alitalia 1 centesimo, contro i 35 centesimi di Air One: ieri, scommettendo sulla decisione di domani, Piazza Affari ha spinto il titolo della compagnia italiana del 4,5%, a 0,77 euro. Meno tagli sono previsti da Air France (circa 1.700 contro 3.700), mentre Air One riporterebbe, con la gioia dei sindacati, Az Servizi nel perimetro di Az Fly.