Alitalia cede in Borsa dopo il no di Deloitte

Il problema: mancano le garanzie di una «continuità aziendale»

da Milano

Ancora una volta la Deloitte & Touche ha sospeso il proprio giudizio sui conti dell’Alitalia: in Borsa il titolo crolla, cedendo il 3,25%. La società di revisione lo aveva già fatto - ultima occasione in ordine di tempo - sul bilancio 2004, che ebbe poi la certificazione all’arrivo del prestito-ponte da 400 milioni autorizzato dall’Unione europea e garantito dallo Stato. Questa volta l’atto di sospensione riguarda la semestrale al 30 giugno; i revisori avevano quattro mesi per pronunciarsi, e il loro pronunciamento è venuto allo scadere dei quattro mesi a disposizione. Il problema, oggi come allora, è la mancanza di adeguate garanzie di «continuità aziendale»; in attesa dell’aumento di capitale già deliberato dall’assemblea e delegato al consiglio per un importo massimo di 1,2 miliardi, la garanzia «minimale» richiesta da Deloitte per dare il proprio assenso al bilancio è la costituzione del consorzio di garanzia che sarà guidato da Deutsche Bank. Poiché alla firma del preaccordo tra Alitalia e l’istituto tedesco era stata fissata come data ultima per la costituzione del consorzio il 14 novembre, Deloitte a sua volta fa riferimento a quella data. Formato il consorzio, l’aumento sarà a tutti gli effetti garantito e i revisori potranno sottoscrivere il bilancio senza infrangere la legge.
Si tratta quindi, sostanzialmente, di un atto dovuto; e visto che in questa fase nessuno sembra mettere in discussione la riuscita della ricapitalizzazione, la sospensione di giudizio è destinata a restare un passaggio temporaneo. Si tratta, anzi, di un fatto che richiama ancora più severamente l’attenzione sulla necessità dell’aumento di capitale. Il collegio sindacale di Alitalia ha peraltro evidenziato che non sono emersi elementi che impediscano l'operazione di ricapitalizzazione, mentre il governo - attraverso il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola - si dice preoccupato, pur confidando nel presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli.
Deloitte & Touche si è bloccata di fronte ad alcune situazioni (gran parte delle quali sono condizioni poste da Deutsche Bank, e pertanto revocabili) che non danno certezza sul buon esito dell'aumento di capitale: oltre alla mancata formazione del consorzio di garanzia, il ritardo dell'ingresso di Fintecna nel capitale di Alitalia Servizi, l'assenza di novità su partecipazione e ruolo di Banca Intesa. Il consiglio di quest’ultima potrebbe formalizzare una decisione questo pomeriggio.
I prossimi saranno giorni cruciali. Già questa settimana potrebbe essere varato il consorzio, con Deutsche Bank global coordinatore del pool a cui dovrebbero partecipare anche Capitalia, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Societé Générale e Abn Amro, mentre Tesoro, consorzio e azienda avranno deciso l'ammontare dell'aumento di capitale e il prezzo delle azioni. Questo potrebbe sbloccare il giudizio di Deloitte e il cda di Alitalia potrebbe varare l’aumento (di cui ha già delega dall’assemblea) nella seduta del 7 novembre, durante la quale saranno esaminati anche i conti trimestrali.
L'aumento di capitale sarebbe assicurato da nuovi azionisti o dagli stessi istituti che si assumono il rischio dell'inoptato. Contestualmente all'aumento di capitale di Alitalia Fly è prevista la ricapitalizzazione di Az Servizi, con l'ingresso di Fintecna al 49% più l'usufrutto del 2% di ulteriori azioni affinché possa acquisire il controllo effettivo della società e consentire il deconsolidamento da Alitalia Fly.