Alitalia, la Consob e il duplex Sabatini

Con la nuova stagione industriale di Alitalia ogni sovrapposizione potrebbe essere risolta, ma la permanenza di Giovanni Sabatini nel consiglio di amministrazione della compagnia area continua ad apparire uno strappo nelle maglie dei regolamenti della Consob. Malgrado lo scorso anno sia stato distaccato con la formula del «comando» al ministero dell’Economia, Sabatini è, infatti, ancora formalmente un dipendente dell’Authority presieduta da Lamberto Cardia. Nel giugno 2006, esauriti i posti a «contratto», Tommaso Padoa-Schioppa ha sostanzialmente preso in prestito il manager per la Direzione IV del dipartimento del Tesoro. È la casella, prima ricoperta da Roberto Ulissi, che concentra tutte le competenze di via XX Settembre sul sistema bancario e finanziario. Da qui il potenziale doppio ruolo, di controllore e controllato, di Sabatini che siede nel vertice di Alitalia. Quest’ultima, è però, una società quotata e quindi ricade sotto la vigilanza della Consob. A ben guardare un intreccio che, sebbene Sabatini sia attualmente alle dipendenze del ministero, sarebbe stato «elegante» evitare. E che, malgrado lo scambio di competenze tra le istituzioni non sia raro, appare di lettura differente rispetto a un eventuale «trasferimento» di un dipendente Consob agli uffici dell’Unione europea o dell’associazione che raggruppa le Authority che controllano il funzionamento delle Borse del Vecchio Continente. A trovare una soluzione non dovrebbe essere tanto Cardia quanto Padoa-Schioppa.