Alitalia, conti prefallimentari e ora deve cercare nuove risorse

da Milano

Il «ragionier» Libonati ha fatto valere i principi di massima trasparenza nella elaborazione dei conti Alitalia del 2006, e il verdetto, alla fine, è stato ben peggiore delle aspettative: le perdite - finora indicate all’incirca in 405 milioni - sono risultate superiori del 50%, raggiungendo i 626 milioni di euro, con un peggioramento di circa 458 milioni rispetto al 2005. A questo ammontare ha contribuito la riduzione del valore patrimoniale della flotta per 197 milioni di euro. Scattano dunque le direttive dell’articolo 2446 del codice civile, perché le perdite dell’esercizio superano l’ammontare di un terzo del capitale della società e, cumulate con quelle del primo trimestre del 2007, mettono in discussione la continuità aziendale. Scatta, ex lege, la convocazione dell’assemblea (26-27 giugno) per le delibere conseguenti, quali la riduzione del capitale e la ricapitalizzazione. La procedura di privatizzazione in corso certo non agevola le cose, anzi: il consiglio di amministrazione ha ritenuto, nel recente passato, di non elaborare un nuovo piano industriale giudicandosi inadeguato a scelte strategiche pluriennali alla vigilia di una cessione.
Proprio in considerazione di ciò, e nell’intento della massima trasparenza contabile, la società ha affidato a un «esperto indipendente» la valutazione dei singoli aeromobili di proprietà che compongono la flotta (su 186 velivoli, di proprietà sono 109) e ha chiesto conferma a un docente italiano di finanza aziendale, esperto della materia, della procedura adottata nella valutazione.
La stima ha evidenziato - come ha comunicato in tarda serata la società, dopo un consiglio di amministrazione durato tutto il pomeriggio - che per 50 aeromobili il valore congruo, dedotti i costi di vendita, è inferiore al valore contabile degli stessi. Il consiglio ha ritenuto di allineare il valore di questi aeromobili al loro valore recuperabile. Ne è emersa una riduzione di valore di 197 milioni di euro.
Va ricordato che la flotta Alitalia è a bilancio per 2,6 miliardi. Secondo esperti dell’ambiente aeronautico la svalutazione poteva spingersi anche oltre alla cifra decisa, ritenuta prudenziale; ma il fatto che molti aeromobili siano ipotecati avrebbe provocato reazioni a catena con gli istituti ai quali le macchine sono attribuite in garanzia.
Proprio oggi - singolare coincidenza - si apre per i tre concorrenti la data room di Alitalia. Chi vi entrerà troverà dunque conti peggiori di quanto previsto e un fatto nuovo quale l’attivazione del 2446. Potrebbe trattarsi di una svolta nella procedura, poiché i nuovi soci dell’Alitalia potrebbero entrare nel capitale direttamente attraverso un aumento, anziché acquistando la quota messa in vendita dal Tesoro.
Non è ozioso ricordare che nel piano industriale di Giancarlo Cimoli il 2006 doveva essere l’esercizio del risanamento compiuto, e avrebbe dovuto chiudere in utile, al massimo in pareggio: così non è stato. Cimoli, detto per inciso, ha gestito l’Alitalia per tutto l’arco del 2006.
Quanto agli altri dati del bilancio chiuso al 31 dicembre scorso, i ricavi da traffico sono stati pari a 4.373 milioni in aumento di circa 157 milioni (più 3,7%) rispetto al medesimo periodo del 2005, grazie a una crescita sia del traffico passeggeri (più 1,2%) sia del cargo (più 10,8%). Il risultato operativo (ovvero della gestione caratteristica) è stato negativo per 465 milioni, con un peggioramento di circa 418 milioni rispetto al 2005.
La forza media retribuita del gruppo nel 2006 è stata pari a 10.110 unità, in calo di 7.570 unità (meno 43% circa) rispetto al 2005, in conseguenza del completo deconsolidamento di Alitalia Servizi.