Alitalia decolla senza piloti e hostess "Cai volerà, nessuno metta veti"

Ieri la presentazione dell'offerta vincolante da parte della cordata italiana guidata da Colaninno. La firma sul nuovo contratto da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Le cinque sigle che non hanno firmato in assemblea lunedì a Fiumicino. Bossi: "Berlusconi scenderà in campo".  Matteoli critica gli autonomi. L'Ue: il prestito ponte riguarda la bad company

Roma - Due giorni di fibrillazione. Attesa, incontri, trattative. Sarà un weekend di attesa sul fronte Alitalia all’indomani della presentazione dell’offerta vincolante da parte di Cai, che resta comunque condizionata, tra l'altro, all'ok di Bruxelles al prestito ponte da 300 milioni di cui la Compagnia aerea italiana non intende farsi carico. E mentre lunedì il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, inizierà l’esame dell’offerta Cai, a Fiumicino si svolgerà un assemblea dei piloti e degli assistenti di volo delle sigle Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl, che ieri non hanno sottoscritto l’accordo sui contratti ed i criteri di assunzione e selezione del personale.

L'appello di Fini Intanto, arriva l’appello del presidente della Camera, Gianfranco Fini, rivolto proprio a piloti e assistenti di volo: "Il mio auspicio è che i piloti e il personale navigante, che rappresentano certamente una risorsa, si assumano al pari degli altri una responsabilità e consentano la nascita della nuova compagnia e il decollo di questa nuova fase del trasporto aereo". Cai ha presentato ieri, a sole quattro ore dalla scadenza indicata dal commissario straordinario di Alitalia, l’offerta vincolante per acquisire gli asset di volo. Ora l’attesa è per la risposta che arriverà dallo stesso Fantozzi, che nella serata di ieri ha fatto sapere di aver ricevuto tutta la documentazione, che lunedì sarà al suo esame.

Firme e rifiuti Quanto all’offerta, per la Cai è dunque risultata sufficiente per andare avanti la firma giunta dalle quattro sigle confederali di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti ed Ugl-Trasporti. Una firma sui documenti relativi ai contratti e ai criteri di assunzione a tempo indeterminato e di selezione dei 12.639 lavoratori che entreranno nella "Nuova Alitalia", che soddisfa la condizione posta dall’assemblea dei soci di Cai al Cda, cioè di varare l’offerta con l’accordo con i sindacati. Cai, al termine della giornata di ieri, ha spiegato che l’ok è arrivato dopo aver raccolto intorno alla nuova società oltre venti gruppi imprenditoriali, disposti ad investire oltre un miliardo di euro per ristrutturare e rilanciare il comparto aereo del Paese intorno ad Alitalia e Airone.

Il nodo Europa L'offerta resta comunque condizionata ad una "decisione non pregiudizievole" per Cai da parte della Commissione europea (il 12 novembre da Bruxelles dovrebbe arrivare il responso Ue sul prestito ponte da 300 milioni, varato ad aprile dal Tesoro) e "all’assenza di prescrizioni da parte dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il mercato". E il 12 novembre, secondo indiscrezioni dai media francesi, dovrebbe essere anche il giorno in cui Cai annuncerà la scelta del partner straniero.

Il no degli autonomi "Troppe falsità per screditarci sul nostro no a contratti e assunzioni, motivato solo dall’enormità del numero degli esuberi e dalla eccessiva discrezionalità nei criteri di assunzione". È quanto affermano Anpac, Unione Piloti, Avia Anpav ed Sdl, le sigle che ieri non hanno sottoscritto gli accordi proposti da Cai per la nascita della nuova Alitalia. "Sulla vertenza Alitalia è ricominciata una campagna mediatica vergognosa" scrivono in un comunicato congiunto. E, precisando di rappresentare non solo piloti e assistenti di volo, ma anche del personale di terra, spiegano di aver detto no per il "numero enorme di esuberi previsti", per le condizioni di stesura contrattuale che penalizzano i lavoratori oltre quanto concordato a settembre a Palazzo Chigi, per i precari, e per le incertezze di migliaia di lavoratori, che dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, si troveranno senza lavoro e senza pensione. Le cinque sigle parlano quindi di "resa incondizionata" da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e ricordano che chi rappresenta democraticamente i lavoratori risponde ai lavoratori del proprio operato.

Matteoli: Cai volerà "Un accordo molto importante perché finalmente Cai potrà decollare". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli esprimendo "soddisfazione per l'accordo raggiunto con i sindacati confederali e Ulg". Il ministro, parlando ad Orbetello, ha espresso tuttavia "rammarico ed amarezza per il fatto che altri sindacati non l'hanno fatto". Il ministro ha auspicato che "nei prossimi giorni possano firmare. Comunque a nessuno - ha detto - è consentito porre veti davanti al salvataggio di una compagnia così importante".

Bossi: Berlusconi scenderà in campo "Berlusconi, l'unico che può intervenire è Berlusconi, è lui che deve scendere in campo e penso che lo farà". Lo ha detto Umberto Bossi, ministro delle Riforme e segretario federale della Lega Nord, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se è vero che è indispensabile che qualcuno, un finanziatore internazionale, intervenga a sostegno della Cai. "La Cai secondo me non molla la partita, non si alza dal tavolo - ha osservato Bossi - perché vuole che la situazione diventi tale da poter gestire l'Alitalia nel modo migliore". In questo senso il ministro delle Riforme, parlando a margine dell'inaugurazione di una sede della Lega Nord, ha avvertito anche i sindacati: "I sindacati devono stare attenti a non esagerare, perché se fallissero Alitalia e Malpensa per loro sarebbe uno smacco enorme".

L'Ue: il prestito ponte riguarda la bad company La direzione generale dei Trasporti e dell'Energia della Commissione europea ha proposto al collegio dei commissari Ue di considerare il prestito-ponte concesso ad Alitalia come un aiuto di Stato "illegittimo" che deve essere restituito, ma ha anche proposto di considerare che fra la vecchia compagnia e quella che nascerà c'é la necessaria "discontinuità". Ciò significa che, se la proposta della Dg diretta dal commissario italiano Antonio Tajani dovesse essere accolta dalla Commissione Ue, i 300 milioni saranno restituiti dalla cosiddetta 'bad company' e non dalla Cai di Roberto Colaninno. Lo si apprende da fonti comunitarie.