Alitalia, il destino si decide nel week-end

Nuove valutazioni sulla cessione degli slot su Heathrow

da Milano

Il primo cda dell’Alitalia dopo il fallimento della gara per la privatizzazione si è concluso con un rinvio di una settimana, a venerdì prossimo. Due ore di discussione sulle linee del nuovo piano industriale, quello richiesto quasi scaramanticamente dal Tesoro l’11 giugno per mettere al riparo la continuità aziendale dai rischi di un insuccesso della gara. Ma tutto si è concluso con una sospensione, perché nel weekend i giochi si fanno in altre sedi: al Tesoro, dove il ministro Padoa-Schioppa è determinato a proseguire sulla strada della cessione, e negli uffici dei suoi advisor (Merrill Lynch, Bain & Company, Studio Chiomenti). Lunedì dovrebbero esserci delle idee più chiare sul futuro immediato della compagnia: infatti anche il solitamente loquace ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha liquidato i giornalisti con un laconico «ne parliamo lunedì».
Che cosa accadrà nel fine settimana? Verranno analizzati i pro e i contro di due opzioni ritenute in questo momento concrete. La prima, il commissariamento ex legge Marzano, da alcuni è ritenuta non praticabile perché l’azienda dispone di una notevole liquidità (613 milioni a fine maggio); secondo altri, i requisiti ci sarebbero tutti. La Marzano - che va richiesta dall’azienda stessa, la quale deve dichiarare la sua insolvenza - congela i debiti per due anni, un modello molto simile a quello del Chapert 11 con il quale si sono risanate una moltitudine di compagnie statunitensi.
La seconda opzione appare più complessa. Un aumento di capitale da lanciare a breve, riservato a uno o più azionisti esterni graditi al Tesoro, attraverso il quale il Tesoro stesso si diluirebbe. Questo comporta tempi tecnici non immediati; la scelta dei nuovi azionisti avverrebbe con clausole molto più leggere di quelle previste dalla procedura fallita, e la nuova governance e le linee strategiche verrebbero scelte concordemente da Tesoro e nuovo/nuovi soci.
L’ultima ipotesi è quella intrapresa dal cda, e rinviata in attesa di lumi dal Tesoro. Il piano industriale «stand alone» (che, nel caso, potrebbe essere approvato venerdì prossimo) fa perno su un presupposto essenziale: la mancanza di capitali per investimenti. Sarà dunque un piano tutto basato su una revisione del network, selezionando le rotte di medio e lungo raggio, con l’abbandono di quelle meno redditizie, e il trasferimento di alcuni collegamenti da Malpensa a Fiumicino. Del piano farebbe parte anche la cessione di un asset come gli 88 slot su Heathrow, su cui sono stati intavolati dei colloqui con Delta, e di cui abbiamo ampiamente riferito ieri: un’operazione che potrebbe generare cassa per molte centinaia di milioni, forse un miliardo, e che potrebbe rivelarsi quindi risolutiva per traghettare la compagnia almeno fuori dalle secche di questa tentata privatizzazione.
Sul piano economico, la revisione della rete potrebbe generare cento milioni di ricavi aggiuntivi, considerando anche che la stagione in corso è quella più redditizia per il trasporto aereo. Sul piano politico potrebbero acuirsi delle tensioni Roma-Milano sul ruolo di Fiumicino e di Malpensa.
Va anche segnalato che il presidente Berardino Libonati sarebbe stato convinto dallo stesso Padoa-Schioppa a non abbandonare il proprio incarico in questo momento delicato.
Cauti segnali positivi dal mercato: a Piazza Affari, dopo il forte calo dei giorni scorsi, il titolo è risalito in mattinata fino a quota 0,763 euro, per poi chiudere a 0,752 (più 0,62%) in una giornata di debolezza per l’intero listino.