Alitalia «difficile» per Lufthansa ma resta l’incognita di Air France

da Milano

Nuovamente, ieri, Wolfgang Mayrhuber, numero uno di Lufthansa, ha ribadito che la sua compagnia non ha interesse a rilevare Alitalia, un’operazione che - ha detto - sarebbe «un passo difficile». Ma ha aggiunto anche che Lufthansa intende partecipare «al processo di consolidamento in Europa» nel settore del trasporto aereo. Un’intepretazione possibilista di questa frase ha ridato tono al titolo Alitalia in Borsa, che da una depressione iniziale si è spinto fino a guadagni del 2,6%, con scambi che hanno interessato il 4,6% del capitale.
Al di là delle affermazioni, che possono essere dettate dalla pretattica, è vero che Lufthansa avrebbe un interesse relativo ad acquistare la nostra compagnia: essa ha già una posizione di rilievo in Italia (dove possiede Air Dolomiti ed è partner commerciale di AirOne), sia in termini di passeggeri che fideraggio verso gli aeroporti tedeschi, e per giunta nella zona più ricca del mercato e nella fascia più abbiente della clientela. Diverso discorso per Air France, le cui posizioni in Italia sono pari a quelle di Lufthansa solo grazie all’alleanza commerciale con Alitalia. «Smontarla» (nel caso di acquisto di Lufthansa) significherebbe perdere il monopolio (a suo tempo «immunizzato» dall’Ue) sul traffico Italia-Francia, uno dei mercati più ricchi d’Europa (un paio di dati: tra Italia e Francia Air France e Alitalia possiedono il 90% del mercato; tra Italia e Gran Bretagna, l’altro mercato più ricco, Alitalia più British si fermano al 25%). In altre parole, dunque: Air France non potrà permettersi di lasciar acquistare Alitalia da Lufthansa, casomai questa decida, sulla base di ragionamenti legati proprio alla concorrenza, decida di partecipare alla gara.
Ieri sono nuovamente rimbalzate ipotesi che Giancarlo Cimoli possa lasciare la guida della compagnia già all’assemblea del 22 (o 28) febbraio. Egli stesso, da indiscrezioni, si starebbe orientando verso questa soluzione, di concerto con il Tesoro: lo si saprà il 12, visto che nell’ordine del giorno dell’assemblea devono essere indicati i nomi dei candidati. Cimoli otterrebbe di non sottoscrivere un pessimo bilancio, che pur gli appartiene; con i suoi successori, traghettatori verso altri lidi, sarebbe più praticabile anche la via del default, mai scomparsa dall’orizzonte, visto che con perdite stimate in 380 milioni i parametri di legge sono proprio ai limiti (il 13 marzo è previsto la riunione del consiglio sui conti 2006).
Dal fronte delle cordate, da registrare la dichiarazione di Alessandro Profumo: Unicredit non investirà direttamente. Tutti i gruppi in questo momento stanno parlando tra di loro, in vista di aggregazioni e di nuovi ingressi per la gara vera e propria.