Alitalia e i suoi scali, lo scontro si accende

da Milano

Gli ambienti politici romani mostrano grande sicurezza: il «ripiegamento» dell’Alitalia (più 0,66% ieri in Borsa) su Fiumicino, abbandonando le strategie che puntavano su Malpensa, avrebbe già il consenso di buona parte del governo. Ieri, dopo l’articolo del Giornale che svelava il piano, sono state numerose le reazioni da parte del mondo politico. Uno scontro a distanza, in particolare, si è verificato tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il suo omologo del Lazio, Piero Marrazzo. Il primo, in una lettera, ha chiesto al presidente del Consiglio un chiarimento a livello governativo sulla questione della ripartizione del traffico tra Malpensa e Fiumicino. «La Lombardia è interessata alla questione. Balletti e rinvii non servono a nessuno» ha scritto. «Ritengo ormai indifferibile l’apertura di questo dialogo».
Da parte sua Marrazzo gli ha fatto eco confermando che «anche la Regione Lazio considera indifferibile un confronto sulle grandi scelte che riguardano il sistema aeroportuale nazionale e le sorti di Alitalia. Se vogliamo ragionare in termini di sistema-Paese - ha detto - ed evitare di perdere capacità competitiva sui mercati internazionali, infatti, dobbiamo operare per lo sviluppo organico degli scali aeroportuali e della nostra compagnia di bandiera, fermando la frammentazione del traffico». «Il salvataggio di Alitalia e la politica del nostro sistema aeroportuale rappresentano quindi due elementi indissolubili e Alitalia non è strutturalmente in grado di operare su due scali intercontinentali; il suo salvataggio passa necessariamente per la concentrazione delle attività in un solo aeroporto. Questo scalo non può che essere quello di Fiumicino».
In realtà queste affermazioni dimenticano un essenziale dato di base: su Malpensa gravita un ricco traffico business in partenza (che cioè compra il biglietto in Italia), mentre Fiumicino è alimentato soprattutto da traffico turistico, che raggiunge l’Italia con un biglietto comprato altrove. Il bacino del Nord è in grado di generare traffico d’affari tutto l’anno e, proprio in un’ottica di sistema-Paese, questo non può essere trascurato. Anzi: lo sviluppo degli scambi internazionali e le relazioni con i grandi Paesi emergenti come India e Cina non possono non essere sostenute da una piattaforma logistica dell’importanza di Malpensa. Se il governo ha a cuore il rilancio del Paese, non può comportarsi in maniera incoerente. Del resto, la geografia dell’Italia non è «monocentrica» come quella della Francia, ma «policentrica»: un dato indiscutibile. E il servizio di trasporto aereo di una compagnia nazionale non può non tenerne conto.