Alitalia e Iberia, così cambieranno i cieli europei

La compagnia italiana farà causa per il «mancato sciopero»: danno di un milione

da Milano

Alitalia e Iberia sono le due pedine che faranno ridisegnare radicalmente il futuro del trasporto aereo europeo. Entrambe sono in vendita e hanno dimensioni non molto distanti: 24 milioni di passeggeri la prima, 28 la seconda. Iberia specializzata sul traffico per il Sud America, Alitalia un vettore generalista senza particolari focalizzazioni. Quello che le rende profondamente differenti sono le condizioni di salute: Alitalia nel 2006 ha perso 626 milioni (2.154 nel triennio 2003-2006); Iberia l’anno scorso ha registrato utili per 56 milioni (795 negli stessi tre anni). Su di esse sono tese le antenne di vari candidati: nel caso di Madrid, il fondo Tpg, British Airways (che già possiede il 10%), ma anche Air France e Lufthansa; nel caso di Roma, le stesse Air France e Lufthansa più l’italiana Air One, e pure nel caso spagnolo sono due le cordate locali a difesa della nazionalità. Lasciando per un attimo da parte i soggetti «autonomi», fondo Tpg compreso, è chiaro che dai giochi delle prossime settimane i rapporti di forza dei tre maggiori concorrenti usciranno riconfigurati. Il perché è semplice: tre compratori per due prede. Parliamo di giganti; Air France-Klm è il terzo gruppo al mondo per numero di passeggeri, un suo aumento distaccherebbe ulteriormente i concorrenti europei. Iberia offre forti sinergie sull’America latina a qualunque partner, e British, che è leader sull’Atlantico, ma teme le conseguenze di «open skyes», non dovrebbe lasciarsela sfuggire. Lufthansa peraltro con Alitalia spiazzerebbe Air France sul ricco mercato della Penisola e completerebbe sull’asse Nord-Sud il proprio sistema multihub. Sui pro e contro si potrebbe continuare: ma già questi rendono l’idea dell’importanza della partita. Qualcuno resterà ridimensionato.
Per questo si sta assistendo a un gioco di tattiche che, agli osservatori, appare esasperante. L’assegnazione di Alitalia continua a slittare proprio perché lo scacchiere è complesso, e il valore della compagnia (come osservava ieri anche il Wall Street Journal), è controverso: ha un mercato ricco, ma è la crisi profonda la rende un pesante fardello per chiunque. Così sia Air France (ieri per bocca del presidente Jean Cyril Spinetta), sia Lufthansa continuano a dirsi «attente», ma senza sbilanciarsi. Spinetta (che ieri ha presentato i risultati finanziari del terzo trimestre: 725 milioni di utile operativo, più 27,6%, superiori alle attese degli analisti, e che hanno dato propellente al titolo in Borsa: più 12%), insiste: «La cosa più importante è valutare se l’operazione crea valore». Spinetta guarda sia a Roma, sia a Madrid, ma avverte: «Una nuova concentrazione deve rafforzare la redditività del gruppo».
Sul fronte Alitalia, ieri Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, ha ribadito: «Siamo impegnati e crediamo in un progetto italiano forte». Tuttavia il suo gruppo, oggi solo finanziatore di Air One, entrerà nel capitale solo e se la compagnia vincerà la gara. Ieri frattanto Alitalia (più 0,62% in borsa) ha annunciato che valuterà un’azione per gli effetti del mancato sciopero di ieri del trasporto aereo della Lombardia. I sindacati lo hanno rinviato al 30 novembre soltanto dopo che la compagnia aveva provveduto a cancellare 129 voli e ad avvertire telefonicamente 6.500 passeggeri. Il danno è valutato un milione.